Gli
uomini delle caverne scopavano «divertendosi» Nuovi studi
suggeriscono che i nostri antenati avevano più «fantasia» di quanto
finora ritenuto. Forse diffuso anche l'uso di «giocattoli» di
D.Bonetti
Soldato
Jessica, ex eroe degli Usa:
«La mia storia? Tutte bugie» Jessica Lynch, catturata dagli iracheni
nel 2003 e poi liberata, accusa il governo: «Mai sparato un colpo,
si creano miti per sostenere la guerra» Le foto
Il
raid Pechino-Parigi compie 100 anni. E la «Itala» ora
riparte Torna a «mordere» la strada la leggendaria auto italiana che
nel 1907 portò a termine il raid: lo rifarà ma stavolta partendo
dalla capitale francese
La partita si giocherà su
differenza sessuale e tenuta nervosa
Sarkozy-Royal, l'ultimo duello
Mercoledì il faccia a faccia
in tv. Ecco come, tra battute e controfigure, i
candidati si preparano alla sfida
DAL
NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI
— Dicono che Sarkozy faccia le prove davanti a una
donna. Non sua moglie, ma una specie di controfigura
dialettica di Ségolène Royal. Magari con lo stesso
tailleur bianco e rosso che domani sera, probabilmente,
indosserà la «madonna» della sinistra. Pare che Ségolène
stia studiando qualche battuta, di quelle che le vengono
bene quando vuole apparire sicura e reattiva, dopo aver
dato l'impressione di essere fragile e in imbarazzo di
fronte al «macho». È così del resto che ha stroncato
gli «elefanti» del suo partito alle primarie.
Consiglieri,
guru della comunicazione, «ghost writer» dei due
sfidanti sono al lavoro da giorni per preparare il
duello finale: due ore in diretta, dalle 21 alle 23, sulla
prima rete privata TF1 e sulla prima rete pubblica France
2. Si studiano i dossier e gli argomenti più delicati, si
preparano analisi precise e corte, per non «sforare» i
tempi di risposta, rigorosamente cronometrati al secondo.
Fra i «sarkozisti» c'è Eric Besson, ex consigliere
economico della Royal passato al nemico e pronto a
suggerire i buchi neri del programma della sinistra. Ma è
del tutto evidente che l'unico faccia a faccia televisivo
fra Sarkozy e la Royal si giocherà — salvo clamorose
gaffe in diretta — più sulla differenza sessuale e
sulla tenuta nervosa che sui contenuti dei discorsi. C'è
grande attesa ed eccitazione per una «prima» dai molti
significati simbolici. Un uomo e una donna a contendersi
per la prima volta l'Eliseo. Il campione della destra, con
la sua immagine autoritaria, ma popolare, contro la
campionessa della «gauche», eroina del popolo con scarpe
di Chanel. Un futuro padre della Nazione che vorrebbe
sembrare Napoleone e una futura madre di Francia che
vorrebbe evocare Giovanna d'Arco, ma che per età e
immagine hanno poco o nulla del passato remoto o recente.
Sono due cinquantenni, entrambi alla prima candidatura. È
questo futuro che apparirà domani sera su trenta milioni
di schermi francesi.
Il
leader della destra farà di tutto per non cadere nella
trappola mediatica di attaccare Ségolène «vittimizzandola»
come donna. «Ségolène è un mito, ed è difficile
combattere contro i miti», è l'avvertimento di Patrick
Devedjian, uno dei consiglieri più fidati. Molto dipenderà
quindi dal tono con cui riuscirà a demolire il programma
socialista senza dare l'impressione di sminuire l'immagine
femminile di chi lo rappresenta. «Ho molto rispetto per Ségolène,
la gente deve giudicare fra due progetti di società e di
cambiamento», continua a ripetere Sarkozy, cercando il
modo migliore di parare i probabili colpi del repertorio
Royal: far passare l'immagine di un leader aggressivo,
pericoloso, con l'ossessione per la sicurezza e
l'eccessiva contiguità con i grandi padroni di Francia.
Insomma «ecco Berlusconi», cosa che in Francia equivale
a un insulto anche per i telespettatori di destra. I
francesi sanno che la marcia riformatrice di Sarkozy sarà
più spedita e magari più brutale e che quella di Ségolène
sarà più consensuale, certamente più morbida, mentre
non sembrano aver già scelto quale delle due velocità
potrebbe essere più efficace. Soprattutto non hanno
ancora scelto gli elettori di Bayrou. Secondo tutti i
sondaggi, i sostenitori della Royal e di Sarkozy
confermeranno la loro preferenza, mentre l'elettorato del
leader centrista è diviso a metà. È quindi possibile
che una battuta possa, come in passato, modificare un
rapporto di forze che i sondaggi danno oggi stabilmente a
favore di Sarkozy. Una famosa battuta di Giscard a
Mitterrand («Lei non ha il monopolio del cuore») decise
probabilmente le elezioni del 1974. Il presidente
socialista si rifece sette anni dopo: «Lei è un uomo del
passato», attaccò Giscard; «Lei è un uomo del passivo»,
replicò Mitterrand.
La
sfida di domani sera è stata preparata nei dettagli,
secondo regole concordate dai due «manager» della
campagna: Jack Lang, ex ministro della Cultura e
consigliere di Ségolène, e Claude Guéant,
l'uomo-ovunque di Sarkozy. I due sfidanti potranno
discutere direttamente, non ci saranno primi piani del
candidato che non sta parlando, rimarranno seduti accanto
ai giornalisti che animeranno la trasmissione: due
personalità di sicuro affidamento, care al grande
pubblico e impermeabili al ricambio della classe politica.
Patrick Poivre d'Arvor, sessantenne scrittore di successo,
ex inviato speciale, è da quasi vent'anni il presentatore
del telegiornale delle venti sulla prima rete privata TF1.
Arlette Chabot è uno dei volti più noti della
televisione pubblica, sempre presente nella rituale
intervista del 14 luglio al presidente della Repubblica.
Un uomo e una donna, un collega considerato più vicino
alla destra e una collega più vicina alla sinistra, posti
sorteggiati, domande «cattive» per tutti. Forse.