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La partita si giocherà su differenza sessuale e tenuta nervosa
Sarkozy-Royal, l'ultimo duello
Mercoledì il faccia a faccia in tv. Ecco come, tra battute e controfigure, i candidati si preparano alla sfida

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — Dicono che Sarkozy faccia le prove davanti a una donna. Non sua moglie, ma una specie di controfigura dialettica di Ségolène Royal. Magari con lo stesso tailleur bianco e rosso che domani sera, probabilmente, indosserà la «madonna» della sinistra. Pare che Ségolène stia studiando qualche battuta, di quelle che le vengono bene quando vuole apparire sicura e reattiva, dopo aver dato l'impressione di essere fragile e in imbarazzo di fronte al «macho». È così del resto che ha stroncato gli «elefanti» del suo partito alle primarie.

Consiglieri, guru della comunicazione, «ghost writer» dei due sfidanti sono al lavoro da giorni per preparare il duello finale: due ore in diretta, dalle 21 alle 23, sulla prima rete privata TF1 e sulla prima rete pubblica France 2. Si studiano i dossier e gli argomenti più delicati, si preparano analisi precise e corte, per non «sforare» i tempi di risposta, rigorosamente cronometrati al secondo. Fra i «sarkozisti» c'è Eric Besson, ex consigliere economico della Royal passato al nemico e pronto a suggerire i buchi neri del programma della sinistra. Ma è del tutto evidente che l'unico faccia a faccia televisivo fra Sarkozy e la Royal si giocherà — salvo clamorose gaffe in diretta — più sulla differenza sessuale e sulla tenuta nervosa che sui contenuti dei discorsi. C'è grande attesa ed eccitazione per una «prima» dai molti significati simbolici. Un uomo e una donna a contendersi per la prima volta l'Eliseo. Il campione della destra, con la sua immagine autoritaria, ma popolare, contro la campionessa della «gauche», eroina del popolo con scarpe di Chanel. Un futuro padre della Nazione che vorrebbe sembrare Napoleone e una futura madre di Francia che vorrebbe evocare Giovanna d'Arco, ma che per età e immagine hanno poco o nulla del passato remoto o recente. Sono due cinquantenni, entrambi alla prima candidatura. È questo futuro che apparirà domani sera su trenta milioni di schermi francesi.

Il leader della destra farà di tutto per non cadere nella trappola mediatica di attaccare Ségolène «vittimizzandola» come donna. «Ségolène è un mito, ed è difficile combattere contro i miti», è l'avvertimento di Patrick Devedjian, uno dei consiglieri più fidati. Molto dipenderà quindi dal tono con cui riuscirà a demolire il programma socialista senza dare l'impressione di sminuire l'immagine femminile di chi lo rappresenta. «Ho molto rispetto per Ségolène, la gente deve giudicare fra due progetti di società e di cambiamento», continua a ripetere Sarkozy, cercando il modo migliore di parare i probabili colpi del repertorio Royal: far passare l'immagine di un leader aggressivo, pericoloso, con l'ossessione per la sicurezza e l'eccessiva contiguità con i grandi padroni di Francia. Insomma «ecco Berlusconi», cosa che in Francia equivale a un insulto anche per i telespettatori di destra. I francesi sanno che la marcia riformatrice di Sarkozy sarà più spedita e magari più brutale e che quella di Ségolène sarà più consensuale, certamente più morbida, mentre non sembrano aver già scelto quale delle due velocità potrebbe essere più efficace. Soprattutto non hanno ancora scelto gli elettori di Bayrou. Secondo tutti i sondaggi, i sostenitori della Royal e di Sarkozy confermeranno la loro preferenza, mentre l'elettorato del leader centrista è diviso a metà. È quindi possibile che una battuta possa, come in passato, modificare un rapporto di forze che i sondaggi danno oggi stabilmente a favore di Sarkozy. Una famosa battuta di Giscard a Mitterrand («Lei non ha il monopolio del cuore») decise probabilmente le elezioni del 1974. Il presidente socialista si rifece sette anni dopo: «Lei è un uomo del passato», attaccò Giscard; «Lei è un uomo del passivo», replicò Mitterrand.

La sfida di domani sera è stata preparata nei dettagli, secondo regole concordate dai due «manager» della campagna: Jack Lang, ex ministro della Cultura e consigliere di Ségolène, e Claude Guéant, l'uomo-ovunque di Sarkozy. I due sfidanti potranno discutere direttamente, non ci saranno primi piani del candidato che non sta parlando, rimarranno seduti accanto ai giornalisti che animeranno la trasmissione: due personalità di sicuro affidamento, care al grande pubblico e impermeabili al ricambio della classe politica. Patrick Poivre d'Arvor, sessantenne scrittore di successo, ex inviato speciale, è da quasi vent'anni il presentatore del telegiornale delle venti sulla prima rete privata TF1. Arlette Chabot è uno dei volti più noti della televisione pubblica, sempre presente nella rituale intervista del 14 luglio al presidente della Repubblica. Un uomo e una donna, un collega considerato più vicino alla destra e una collega più vicina alla sinistra, posti sorteggiati, domande «cattive» per tutti. Forse.
Massimo Nava
01 maggio 2007




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