«Milano? Il primo rapporto avuto con la città di Milano
è stato con la gente delle sue periferie. A Quarto
Oggiaro avevo molti fan». Così racconta Renato Zero che
lunedì 21 maggio incontrerà i fan in un Faccia a Faccia
al Corriere. Il 26 aprirà il suo «MpZero tour» a Padova
e il 9 giugno sarà a Milano, a San Siro. «Avevo un certo
consenso presso alcune minoranze, gente poetica e
idealista. Che oggi non sono più minoranze perché, al di
là del disagio, che è generale, molte scelte di vita
sono ormai identiche ai Parioli come a Centocelle. Milano
mi apparve umanizzata. Non il caterpillar che macinava
denaro e ricchezza, ma una Milano forse più silenziata
che però riempiva queste isole felici dove si suonava il
jazz come il Capolinea.
Erano zone di Milano dove c’era prurito,
la gente amava tirar tardi portandosi a casa una
esperienza musicale e artistica. Sono stato fortunato
perché ho avuto guide molto rassicuranti. Ragazzi e
ragazze di periferia di una Milano schietta operosa e
appassionata». Un nuovo show ricco di classici del
passato? «Ho chiamato questo tour MpZero parafrasando
Mp3. Mp3 ci proietta verso una nudità totale. Ormai siamo
dentro questa coscienza tecnologica e ognuno di noi si è
creato la playlist che si merita. Quasi un requiem: non
c’è più il vinile, non c’è più il cd, fra un po
andiamo in giro scalzi e nudi e ognuno se la canta come può.
Insomma sarà un omaggio a una playlist ideale che ho
voluto mettere giù io con brani che meritano uno spazio
importante. Brani che mi hanno fatto guadagnare il
consenso di colleghi autorevoli come De André».
Sono passati molti anni e centinaia di
canzoni da quando faceva il figurante a Bandiera
Gialla. Come si fa a districarsi in un repertorio così
vasto? «Numericamente non voglio affrontare il problema
perché dovrei chiedermi come cavolo ho fatto a scrivere
tutta ’sta roba... Io sono stato anche un po’ furbo,
ho cercato di vivere in parallelo il palcoscenico e il
marciapiede. Tutto quello che vivevo sulla strada finiva
sui dischi. Per questo considero le mie canzoni come
fotografie: quando le sfoglio ciascuna ricorda dove stavo,
che facevo, chi erano gli amici, le mode musicali».
Sfogliando questo album cosa ha provato? «Innanzitutto
una stanchezza antica. È un viaggio faticoso attraverso
il proprio bagaglio creativo. C’è la soddisfazione di
averle potute cantare e di esserci ancora. Pensa a cosa
avrebbero potuto dare ancora personaggi come Rino Gaetano
o Demetrio Stratos, diventati icone per il grande lavoro
fatto in pochi anni».
La sua visione del mondo è cambiata? «Il
mondo è cambiato malgrado noi, ahimè. Non ci ha chiesto
il permesso e questo fa un pochino male. Se vuoi vivere
devi mettere le mani su un pc e adattarti al linguaggio
tecnologico. Non tutti però sono disposti a rinunciare al
foglio bianco e alla penna. Un certo modo di vivere
consiste nel non adattarsi in maniera passiva ai grandi
mutamenti. C’è un modo di esprimersi che è ancora
paleolitico e per questa ragione è ancora vero, reale,
puro. Ecco io questo nuovo mondo non l’ho ancora
condiviso, anche se sono un progressista. Mi è piaciuto
lo sbarco sulla luna, però di altre cose avrei fatto
volentieri a meno». Cosa significa cantare dal vivo? «Sono
le barricate su cui sono cresciuto. Solo ai concerti la
mia compagna Lucy riusciva a vendere i miei dischi».
Faccia a Faccia con Renato Zero. Lunedì 21
maggio, ore 17, Sala Buzzati, via Balzan 3. Il coupon e le
indicazioni per partecipare sono stati pubblicati
sull'inserto «ViviMilano» del 16 maggio.
L’incontro con Zero sarà trasmesso in diretta sui siti
www.corriere.it e www.vivimilano.it
Renato Zero in concerto, stadio San Siro, sabato 9 giugno.
Ore 21, tel. 02.76.11.30.55, euro 30-40-45 più prevendita
Mario Luzzatto Fegiz