Questa
è cronaca, non c’è giudizio.
Franco Prodi, fratello di Romano,
ha dichiarato essere Pecoraro
Scanio una specie di ministro del
clima alla minchia di mare. Essa
minchiaggine di mare, per la quale
un’ombra di minchiaggine è
stata gettata sul governo tutto,
è stata dal professor Franco
pronunciata a nome dei professori
di climatologia. Ciò che è
successo tre giorni fa. Due giorni
fa, Vittorio. Vittorio Prodi,
fratello di Romano, ha confermato
essere Pecoraro Scanio una specie
di ministro del clima ma non alla
minchia, alla doppia minchia di
mare. Essa doppia minchiaggine,
per la quale addirittura due ombre
di minchiaggini di mare sono state
gettate sul governo tutto, è
stata dal professor Vittorio
pronunciata come professore di
fisica. E non solo. Minchiaggine
oggi, minchiaggine domani,
inevitabile Romano barcollante.
Perciò. Prima che di qualsivoglia
porcata accusasi Lamberto Dini,
vecchio compagno di specchiata
fede e di provata lealtà, fassi
presente che i fratelli Prodi sono
otto.
"(...)
Sono piu' di 10 anni che ho a che
fare con la programmazione,
difatti ho lavorato con net-artist
e venivo esposta nei musei quando
in italia neanche si sapeva cosa
fosse la net.art (...)".
(Domiziana
Giordano nei commenti del blog di
Mimmo Cosenza - 28 giugno 2007)
Bastard
Inside Line, questa sì che è
roba forte, senza la mediazione
della politica e dei media
ufficiali, come va di moda dire
adesso. Molto meglio dei
“V-day” organizzati al
circolino Internet, i flash-mob
dell’antipolitica alla genovese.
Sulla Bastard Inside Line ci trovi
(trovavi) e ci puoi dire (potevi)
veramente di tutto, molto di più
delle fanfaluche sui jeans che
inquinano l’universo. Ci puoi
(potevi) sentire insulti gagliardi
(“abbiamo veramente dei ministri
di merda”), critica sociale
senza filtro (“a Vibo Valentia
mi hanno ingessato una gamba, poi
a Milano mi hanno detto che manco
era rotta, medici di merda”).
I
commercianti: gente che pur di non
pagare le tasse venderebbe l'anima
al diavolo senza rilasciare lo
scontrino fiscale.
[Ellekappa - Laura Pellegrini
(1955 - vivente) disegnatrice
satirica]
Ascolta
Di Pietro Napolitano Prodi
Bertinotti Bersani Bianchi Bonino
D'Alema Di Pietro Fini mastella
Melandri Mussi Veltroni o Scarica
venerdì 21 settembre 2007
In
Cina hanno depenalizzato il reato
di bugia: dalla pena di morte,
finora prevista, si è passati
all’ergastolo, anche se in
isolamento totale con cento
frustate al giorno. “Di questo
passo – ha detto la gente –
dove andremo a finire?”.
Luigi
si domanda se chiudere le Camere e diventare il Venezuela dei
deficienti
Al direttore -
Riccardo Capecchi si è reso conto dell’orribile misfatto che ha
commesso e si è dimesso dal suo incarico. Finalmente in Italia
qualcuno sa come comportarsi quando si commettono simili delitti.
Del resto anche i responsabili dei genocidi del Darfur, Biafra,
Cambogia e Rwanda hanno espresso oggi vivo disprezzo, esecrazione e
orrore verso l’orrendo Capecchi.
Gianni Boncompagni
Al direttore -
Mastella è uscito dall’Aula. O per meglio dire ha preso il volo.
Maurizio Crippa
Al direttore - Lei
si accoda all’assassinio in effigie di Grillo. Dopo aver predicato
su quanto questo costume sia deprecabile, e direi io miserabile.
Questo non significa che io ami Grillo, significa solo che il metodo
usato contro di lui è il solito, turpe. Ricordo un caso analogo:
“è solo un imbonitore televisivo”, “un piazzista di materassi
e pentole”, “un partito di plastica”. E poi: “mafioso,
pericolo per la democrazia, dove mai ha preso i soldi per
iniziare”, e ancora “ha i tacchi”, fino allo psichiatra di
fama (di fama?) che ne individua le tare. Ricorda? Curiosamente non
c’è traccia di voler ospitare un contraddittorio con Grillo nel
suo Otto e mezzo. Non c’è traccia di volerlo ospitare nel suo
giornale. Magari alla gente farebbero piacere tre o quattro articoli
in cui parlate, lui e voi, sicché possano emergere le ragioni di
entrambi, e il lettore trarre un giudizio. Con tale sproposito di
ragioni dalla sua parte, un’occasione d’oro per inchiodare il
mostro alla sua nullità, al suo qualunquismo, non le pare? Mica
difficile, e per di più buono anche per le vendite, visto che oggi
nel bene o nel male Grillo “tira”. Ora che il successo
travolgente sulle disquisizioni dotte sull’aldilà è alle nostre
spalle, magari uno spazio su un inserto potrebbe avanzare. Invece
niente, per ora. Speriamo non di naturale superiorità antropologica
si tratti anche questa volta. Stia bene.
Paolo Fogel, via
Web
Risposta del Direttore
Già diramati gli
inviti, già incassati legittimi rifiuti, senza drammi. No
linciaggi, solo una critica severa e sprezzante, sempre aperta al
confronto duro ma corretto.
Al direttore - Non
le sembra che il nuovo inserto di Repubblica R2 parli un po’
troppo inglese? (vedi G2).
Antonio Papini,
via Web
Risposta del Direttore
Buona la riforma di
Repubblica, non ho niente contro i prestiti dalla grafica migliore
della stampa anglosassone (ha presente il layout del Foglio e quello
del vecchio Wall Street Journal?), e bisogna anche un po’
abituarcisi. Eppoi Ezio Mauro ha la bontà di sfruculiare il
Corriere continuando a dire, ieri sull’Espresso adesso su Italia
Oggi, che la battaglia delle idee la fa solo con noi, del che lo
ringraziamo divertiti.
Al direttore - In
una delle sue belle copertine estive (9 agosto 2007) L’Espresso ha
dato conto dei costi della casta sindacale. Che se raffrontati a
quelli della casta parlamentare diffusa in questi giorni, la seconda
impallidisce. Anche Confindustria ha i suoi patronati, cioè i suoi
ricchi sussidi statali e, in particolare, quelli Fiat, i cui costi
per la collettività sono stati e sono molto onerosi fin dai tempi
del fascio littorio. Un ragliante di Grillo le ha contestato i
finanziamenti pubblici al Foglio, ma in cima agli incassi statali,
diretti o indiretti (lo sconto sulle bollette telefoniche, la carta,
l’elettricità), ci sono le Rai santoriane e i giornali grillanti,
il Corsera, l’Unità, la Stampa, la Repubblica… Dunque, di cosa
stiamo parlando? Di affamare il Parlamento, magari chiuderlo, per
fare dell’Italia il Venezuela dei deficienti?
Luigi Amicone,
Milano
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