C’è
il Ken Follett numero uno. Dove lo
scrittore di “Mondo senza
fine” mostra il concentrato di
medievale perfidia del priore
Godwin, un avido pretaccio che
imbroglia, che abbandona il popolo
davanti alla peste, che è
circondato da vescovi maiali i
quali deflorano fanciulle alla
vigilia delle nozze, da altri
vescovi gay che deflorano
assistenti, da sacerdoti
sanguinari e da frati che fanno
affari sulla pelle dei poveri
malati colpiti dall’epidemia.
Poi c’è il Ken Follett numero
due. Dove lo scrittore di “Mondo
senza fine” viene intervistato
da Famiglia Cristiana: “Direi
che il Medioevo è stato un
periodo straordinario, perché fu
un’epoca di cambiamento e
innovazioni. Pensiamo a quanti
castelli, ponti e cattedrali si
costruirono in quel periodo. Altro
che secoli bui. E va detto che
spesso queste innovazioni videro
all’“avanguardia i monaci”.
Noi andiamo pazzi per i britannici
così, mezzi Follett e mezzi
Furbett.
"(...)
Sono piu' di 10 anni che ho a che
fare con la programmazione,
difatti ho lavorato con net-artist
e venivo esposta nei musei quando
in italia neanche si sapeva cosa
fosse la net.art (...)".
(Domiziana
Giordano nei commenti del blog di
Mimmo Cosenza - 28 giugno 2007)
Bastard
Inside Line, questa sì che è
roba forte, senza la mediazione
della politica e dei media
ufficiali, come va di moda dire
adesso. Molto meglio dei
“V-day” organizzati al
circolino Internet, i flash-mob
dell’antipolitica alla genovese.
Sulla Bastard Inside Line ci trovi
(trovavi) e ci puoi dire (potevi)
veramente di tutto, molto di più
delle fanfaluche sui jeans che
inquinano l’universo. Ci puoi
(potevi) sentire insulti gagliardi
(“abbiamo veramente dei ministri
di merda”), critica sociale
senza filtro (“a Vibo Valentia
mi hanno ingessato una gamba, poi
a Milano mi hanno detto che manco
era rotta, medici di merda”).
I
commercianti: gente che pur di non
pagare le tasse venderebbe l'anima
al diavolo senza rilasciare lo
scontrino fiscale.
[Ellekappa - Laura Pellegrini
(1955 - vivente) disegnatrice
satirica]
Ascolta
Di Pietro Napolitano Prodi
Bertinotti Bersani Bianchi Bonino
D'Alema Di Pietro Fini mastella
Melandri Mussi Veltroni o Scarica
venerdì 21 settembre 2007
In
Cina hanno depenalizzato il reato
di bugia: dalla pena di morte,
finora prevista, si è passati
all’ergastolo, anche se in
isolamento totale con cento
frustate al giorno. “Di questo
passo – ha detto la gente –
dove andremo a finire?”.
Un’inerzia
travolgente condanna Prodi. Ma Veltroni deve muoversi prima
I segnali
per vaticinare una crisi imminente del governo Prodi sono tanti e
abbiamo provato a metterli in fila nel sommario di decomposizione
(con riserva) pubblicato oggi in prima pagina. Qui si tratta invece
di ragionare sull’urgenza implicita che accompagna il grigio e
nemmeno troppo fulmineo declinare dell’attuale maggioranza. In
quattro parole: c’è crisi e crisi. Nel senso che un conto è
cadere travolti dall’inerzia della delegittimazione pubblica,
sfibrati dal principio di contraddizione che impedisce a Prodi di
essere al contempo come Bertinotti e come l’ammutinato Dini;
cadere dopo essersi smarriti dietro alla ragioneria imperfetta dei
numeri in Senato, consegnati all’impotenza riformatrice davanti
alla necessità di una Finanziaria non tribale come la precedente,
vittime dell’indecisione nella politica estera e soverchiati nel
frattempo da una brutta colonna sonora compilata al ritmo dei
latrati antipolitici. Altro conto è avvolgere in un unico mazzo i
troppi motivi per una crisi promessa, ridurli all’essenza, vale a
dire a un solo e decisivo tema, e operare con implacabilità
creatrice. Per fare questo serve Walter Veltroni, c’è bisogno di
un leader (e lui lo sarà fra tre settimane) che dichiari
naturalmente conclusa la stagione del prodismo a Palazzo Chigi. Che
dica grazie all’ex manovratore, lo congedi con garbata
determinazione e poi provi a rianimare l’idea di un Partito
democratico capace di rifare l’Italia riformista e governarla
davvero.
Veltroni lo sa: c’è una sola bandiera da impugnare e quattro mani
sono troppe. Impossibile la coabitazione e dannosa la finzione
prolungata che così non sia. L’unica novità politica che può
prodursi prima dell’inverno prodiano è questa: una leadership
tosta accompagnata da un programma sonoro che sbaragli il teatro
dell’Unione e salvi dalla noia del tramonto senza speranza.
Siccome la missione non pare rinviabile, Veltroni farebbe bene a
essere tempestivo. A primarie consumate, esca subito dal ruolo del
capo preterintenzionale e compia il proprio passo. Dopodiché potrà
giocarsi il governo dell’Italia ai dadi delle urne con un Cav.
pimpante di fine stagione. Se vincerà, Walter, potrà finalmente
compiere il rito di passaggio dai fasti del veltronismo romano alla
guida di un paese reale. Una sconfitta sarebbe comunque meglio
dell’attuale inattività, paraprodiana e un po’ insincera. La
soluzione della crisi passa da qui.
(20/09/2007)
Meglio Ben di
Alan
Greenspan
non può chiamarsi fuori dalle responsabilità per la crisi
dei mutui
Nel suo
libro Alan Greespan cerca di dimostrare che non è colpa delle sue
politiche come presidente della Fed se si è sviluppata la abnorme
bolla speculativa della finanza dei mercati immobiliari, che ha
causato la crisi di questa estate, sui mercati Usa ed europei e ha
ora costretto la Fed di Ben Bernanke ad abbassare il tasso di ben
mezzo punto per evitare rischi recessivi. La sua tesi è che la
bolla è nata spontaneamente, perché il denaro era abbondante, a
causa dei surplus valutari dei paesi asiatici e di quelli produttori
di petrolio, che erano in cerca di impiego internazionale. Questo
denaro affluiva copioso agli Usa. E la Fed poteva fare poco per
contrastare il fenomeno. E sarebbe stato un errore il praticare
politiche dei tassi che non favorissero la crescita degli Usa, che
avveniva a ritmo elevato, senza pericoli di inflazione, a causa
dello sviluppo della produttività, connessa a un’epoca di
eccezionale progresso tecnologico, che ora tende a esaurirsi.
Greenspan ripete ora questa tesi nelle interviste che dà per
pubblicizzare il libro e per difendersi dall’accusa di aver messo
la Fed, la Bce e la Bank of England nei pasticci. Ma l’Herald
Tribune rintuzza Greenspan, ricordando che il congresso nel 1994
aveva attribuito alla Fed il compito di regolamentare i prestiti di
banche e istituti non bancari ingannevoli, iniqui, predatori e che
Greenspan si era opposto a tale regolamentazione. Ancora
recentemente lui ha sostenuto che la Fed non era in grado di farla.
Ma questo era precisamente il compito cui essa avrebbe dovuto
adempiere. E se lo avesse eseguito, non ci sarebbe stato il bubbone
dei mutui subprime finanziati con carta commerciale. Né si sarebbe
sviluppata la ragnatela delle altre operazioni con cui essi sono
stati ammucchiati confusamente in nuovi prodotti finanziari privi di
legame coi debiti originari, togliendo la possibilità di
riscadenzamento, nel caso di difficoltà dei titolari dei mutui.
Greenspan non ha fornito una spiegazione plausibile del perché
abbia mancato al compito di regolatore del mercato. La gravità
dell’errore commesso e la mancanza di plausibilità delle sue
giustificazioni tolgono credibilità al suo memoriale.
(20/09/2007)
Liberare Gaza
Israele
mantiene la calma, sanzioni e non rappresaglie contro
“l’entità nemica”
Dalla
striscia di Gaza, sottoposta alla dittatura illegale dei
fondamentalisti di Hamas, continuano a piovere missilisi sul
territorio israeliano, che la settimana scorsa hanno anche provocato
il ferimento di una settantina di soldati. Il ministro della Difesa
israeliano, Ehud Barak, sul quale si esercita una forte pressione
perché proceda a operazioni militari su vasta scala nella Striscia,
ha invece proposto al gabinetto di guerra, che l’ha approvato
all’unanimità, un piano di restrizioni dei rifornimenti
energetici e di chiusura dei valichi nei confronti di quella che
viene definita una “entità ostile”. Barak è il leader
laburista che a Camp David offrì a Yasser Arafat una restituzione
dei territori occupati che comprendeva persino una parte di
Gerusalemme. L’incredibile rifiuto di quella proposta, giudicata
esageratamente generosa in Israele, portò alla crisi del processo
di pace, all’avvio della rovinosa seconda Intifada, alla cui
cessazione Hamas si oppone con le armi e con il colpo di stato di
Gaza. La sua decisione attuale va valutata come l’estremo
tentativo di evitare una nuova invasione della Striscia, che
provocherebbe alla popolazione civile palestinese ostaggio di Hamas
danni e lutti assai più consistenti di quelli che patirà per le
restrizioni di forniture. Condoleeza Rice, condividendo il giudizio
su Hamas come entità ostile, ha dichiarato che l’America non
intende “abbandonare i palestinesi innocenti di Gaza”.
Molto dipende dalla capacità dell’opposizione democratica – che
a Gaza si confronta, anche con manifestazioni di piazza e preghiere
per le strade (proibite da Hamas), con la dittatura estremista –
di ottenere qualche successo. La prudenza di Israele, condivisa da
Barak e da Ehud Olmert, la sua scelta di non imboccare la via delle
operazioni militari di terra, non può reggere a lungo se i suoi
villaggi di confine e le sue caserme continueranno a essere
bersaglio dei razzi Qassam lanciati dalla Striscia con gli applausi
di Hamas e dei suoi sostenitori iraniani.
(20/09/2007)
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