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Rutelli (Emblema)
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ROMA — Già prima del voto in Francia, la corsa per l'Eliseo
era diventato un «caso politico» italiano, perché aveva
evidenziato la prima linea di frattura all'interno del
futuro Partito democratico: da una parte la Margherita,
schierata con François Bayrou; dall'altra i Ds a sostegno
della socialista Ségolène Royal. A detta di Francesco
Rutelli quella «non era una linea di frattura, ma semmai
di evoluzione positiva». E oggi il leader della
Margherita è entusiasta del risultato ottenuto alle
Presidenziali dal capo dell'Ump, «che fino a pochi anni
fa era parte del centrodestra francese», ed è
soddisfatto per averci visto giusto: «Nel 2004, quando
eravamo insieme al Parlamento europeo, François decise di
lasciare il Ppe e l'Internazionale Dc; di fondare con
Prodi e con me il Partito democratico europeo; di passare
all'opposizione nel suo Paese. In pochi ci diedero
credito. Oggi si può dire che, se gestita con
intelligenza, questa evoluzione del processo politico potrà
portare a un centrosinistra in Francia. Esattamente come
avvenne 12 anni fa in Italia, con quella parte di
democristiani che fondarono l'Ulivo».
Intanto
Bayrou ha annunciato la nascita di un Pd francese
alternativo ai socialisti, mentre in Italia voi varate il
Pd con i post comunisti. Una bella differenza.
«Con Bayrou ci siamo sentiti a lungo in queste ore, ho
una vera ammirazione per il coraggio che l'ha portato ad
assumere nella sfida una statura da grande leader. Ma chi
può pensare che i sette milioni di voti da lui raccolti
possano essere orientati a sinistra con uno schioccar di
dita? È chiaro che inizia un processo, e che i socialisti
dovranno dimostrare di scommettere su un'alleanza
strategica, e anche su un profondo rinnovamento politico».
Ne
avrà certamente discusso con i suoi alleati ds: qual è
il loro pensiero sulle mosse politiche di Bayrou?
«Ho trovato qualche legittima sorpresa. Da anni
anticipavo loro la rilevanza del fenomeno Bayrou, ma forse
nessuno si aspettava il boom del 18,5%».
Ritiene
giusto che Bayrou abbia deciso di non schierarsi al
ballottaggio per la Royal?
«Tutti hanno interpretato la sua conferenza stampa come
una preferenza per la Royal. Ha accettato un confronto tv
con lei, non con Sarkozy. Ha rivolto critiche assai più
forti al candidato della destra. Ma va posta attenzione su
alcuni dati: gli elettori di François — secondo i
rilevamenti — si definiscono per il 25% di sinistra, per
il 41% di destra, e per il restante 34% di centro. Dunque,
il cammino è ancora lungo. Anche se i sondaggi già
indicano una leggera maggioranza di elettori centristi in
favore della Royal».
Il
ministro Paolo Gentiloni sostiene che la Royal ha
sbagliato a non fare l'intesa al primo turno con Bayrou.
Ma al ballottaggio lei voterebbe per la candidata
socialista?
«Certamente, voterei la Royal. Poi è verissimo quel che
si dice nei Dl: se i socialisti avessero accolto l'appello
di Michel Rocard e si fossero schierati per un' alleanza
sin dal primo turno con Bayrou — anziché polemizzare
costantemente con lui — la storia sarebbe stata diversa».
Pierluigi
Castagnetti è pronto a firmare un appello del Pd rivolto
agli elettori di Bayrou, affinché al ballottaggio si
schierino con la Royal. Lei lo sottoscriverebbe?
«Tutti gli appelli sono utili, ma non esageriamo. Chi può
pensare che un appello italiano sposti molti voti
francesi? Certo non più di quanti ne spostò in Italia
l'appello di Bayrou per l'Ulivo e la Margherita un anno
fa…»
Nei
Dl c'è anche chi voterebbe Sarkozy: tra gli altri, il
senatore Antonio Polito. Amici che sbagliano?
«Guardi, se significa dire che Sarkozy è un leader
importante, e che alcune parti del suo programma sono
interessanti, lo capisco. E anche se si tratta di
rimarcare qualche vecchiezza nel programma
economico-sociale del Psf. Ma noi siamo il centrosinistra
italiano. E siamo interessati a far crescere il
centrosinistra in Europa: la Francia diventerà un bel
laboratorio. Per questo è giusto sostenere la Royal: una
donna presidente».
Ma
negli anni scorsi lei lodò Sarkozy, disse che stava
facendo «una politica coraggiosa» agli Interni.
«Confermo ciò che dissi. E aggiungo che sono contrario
alla demonizzazione di Sarkò quasi fosse un pericolo
pubblico.
Ricordo quando lui venne a trovarmi nella mia stanzetta al
Parlamento europeo, accompagnato dalla moglie Cecilia. E
io ricambiai nel suo ufficio di ministro dell'Interno. È
un uomo intelligente e determinato. Forse, come dice
Bayrou, con una strategia di potere anche troppo risoluta».
Nei
Ds c'è chi, come Mauro Zani, chiede che il nodo europeo
venga sciolto subito e che il Pd sieda nel Pse.
«Ma i numeri delle elezioni francesi danno ragione a noi,
non a chi vorrebbe arruolarci nel Pse. Dobbiamo fare
un'alleanza che aiuti a cambiare la politica europea. In
Francia, tutte le sinistre — inclusi anche i trotzkisti
— si fermano al 35%: dunque non vinceranno più da sole.
In Europa, i Socialisti sono al 28%: dunque, hanno un
bisogno assoluto di allearsi. Altrimenti sono costretti a
fare l'accordo con i conservatori anziché con liberali e
democratici. È una riflessione amara, che non vedo
svolgere da nessuno».
Cosa
vuol dire?
«In questa Legislatura il Parlamento europeo avrebbe
eletto come presidente Bronislaw Geremek, il combattente
democratico per la libertà incarcerato dai comunisti in
Polonia, candidato proprio dal nostro gruppo. E invece
Geremek, che sta conducendo una fiera battaglia contro le
purghe autoritarie propugnate da un'incomprensibile linea
— che spero cessi — del governo polacco, fu sconfitto,
seppur con onore, dall'intesa tra Pse e
Popolar-conservatori».
Il
ministro Fabio Mussi ritiene che «i fatti francesi
dimostrano come non si stia formando nessun nuovo campo
democratico-socialista in Europa», e che «gli eventi
italiani possono indebolire la sinistra europea». Se
questo sospetto montasse nei Ds, addio Pd...
«I militanti dei Ds hanno fatto da tempo la scelta
dell'Ulivo. Quindi hanno abbracciato proprio la linea
dell'alleanza tra cattolico-popolari, liberaldemocratici,
ambientalisti, democratici di sinistra. Oggi quella linea
è un partito. E su questa linea in Francia ho trovato la
condivisione di Bernard Kouchner, l'interesse sincero di
Strauss Kahn. Se diventerà maggioritaria, comunque vadano
le elezioni, si aprirà una strada che potrà portare a
nuovi successi. E la nostra Alliance of Democrats, che ha
visto 45 partiti al congresso dei Dl (americani, indiani,
giapponesi, molti asiatici — inclusi afgani e irakeni
— cileni, israeliani di Kadima) sta preparando
iniziative innovative, su clima, sicurezza, diritti umani».
Certo,
leggendo Europa, i sospetti in casa ds sarebbero
legittimi: l'ex direttore di Liberation sostiene che la
priorità politica di Bayrou è quella di «spiumare i
socialisti».
«Non è esatto. I socialisti hanno ottenuto un buon
risultato, svuotando le altre forze di sinistra. E Bayrou
ha avuto un trionfo. Se prevale una linea riformista
moderna nel Psf e si apre un vero confronto con il
nascente Partito democratico, in Francia potremmo avere un
cambiamento epocale. Con Le Pen e gli estremisti di
sinistra fuori gioco, avremmo finalmente una competizione
tra centrosinistra e centrodestra, non più l'ossificato
Droite-Gauche. E si aprirebbe una prospettiva di
collaborazione politica tra Italia e Francia in grado di
rinnovare il panorama europeo».