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pagina dei ringraziamenti dedicata.
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TEMI SPECIALI - Storia della bomba atomica
"L'ombra di 1000 soli" è il titolo di un film del 1990 che racconta l'epopea del progetto Manhattan: lo sforzo del governo americano per produrre, durante l'ultimo conflitto mondiale, la prima bomba atomica. La storia di questo progetto, in parte tenuta segreta per molto tempo, ha affascinato scrittori e lettori di tutto il mondo.
La Germania aveva avviato nel 1938 una serie di studi per la fissione nucleare che, inizialmente, avevano il solo scopo di produrre energia. Nello stesso anno alcuni scienziati come Szilar e Wigner intuirono come questa stessa energia potesse essere utilizzata per una bomba e persuasero Albert Einstein, che già si era trasferito negli Stati Uniti, perché informasse del pericolo il presidente Roosevelt.
A seguito della lettera di Einstein, il governo americano assegnò alla Columbia University un fondo speciale di 6.000 dollari, il primo nucleo attorno a cui si consolidò poi il progetto Manhattan.
L'ampia possibilità di sviluppo di questo nuovo campo portò, già nel 1940, ad incrementare le risorse disponibili, anche in previsione di un supporto allo sforzo bellico. Il progetto avanzò a rilento, soprattutto a causa delle difficoltà di separazione degli isotopi di uranio, e vide una sua prima realizzazione nella costruzione di un prototipo di reattore nucleare da parte di Enrico Fermi.
Il 7 dicembre 1941, il cosiddetto "giorno dell'infamia", i giapponesi bombardarono Pearl Harbor. Pressoché contemporaneamente fu creato un comitato speciale, l'S.1, che prendeva in carico il progetto mettendo a disposizione un finanziamento incredibilmente alto. Nell'anno successivo le ricerche furono svolte in numerose università e centri di sperimentazione, ma solo nel settembre del 1942 il governo decise di concentrare tutte quante le risorse umane, tecniche e finanziarie, in un unico grande laboratorio, realizzato ex novo a Los Alamos.
Quest'impennata del programma fu anche determinata dalle voci, probabilmente anche distribuite ad arte, del contemporaneo sviluppo dello stesso tipo di arma da parte dei tedeschi. La notizia , verso la fine della guerra, si dimostrò falsa in quanto gli scienziati germanici, sotto la guida di Kurt Diebner, avevano ritenuto il progetto irrealizzabile, abbandonando l'ipotesi bellica e orientando gli sforzi verso la produzione di energia per uso civile e industriale.
Grazie anche all'aiuto e all'assistenza militare e scientifica dell'Inghilterra e del Canada, lo staff, sotto la guida del fisico Robert Oppenheimer riuscì, nei primi mesi del 1945, a mettere a punto il primo ordigno. Il test iniziale, con nome in codice "Gadget", si svolse il 16 luglio 1945 in un poligono militare del nuovo Messico, presso Alamogordo.
Dopo la caduta della Germania, gli Stati Uniti si ritrovarono a fronteggiare, praticamente da soli, l'impero giapponese, ancora capace di resistere tenacemente, nonostante la guerra avesse assunto, nel frattempo,un andamento a loro sfavorevole. Gli americani, nella primavera di quell'anno, avevano effettuato numerosi raid sulle città giapponesi, bombardando obiettivi civili (tra cui anche la capitale Tokio), cosa che creò peraltro notevole impressione nell'opinione pubblica.
La scelta di obiettivi civili da parte dei militari non era, all'epoca, particolarmente rara. Già in Germania, durante l'ultima fase della guerra, episodi di questo genere avevano portato a gravi perdite tra la popolazione, con l'episodio più eclatante rappresentato dal bombardamento di Dresda, che determinò la morte di 30.000 persone con vantaggi militari trascurabili. Il bombardamento di Tokio nel marzo del 1945 portò alla morte di 100.000 persone, e lo stesso accade in molte altre città.
L'utilizzo di bombardieri sulle città da parte degli americani era conseguenza essenzialmente del fatto che, in Giappone, non esistevano grossi concentramenti industriali ma le fabbriche, piccole o grandi, erano spesso distribuite all'interno del tessuto urbano. D'altro canto gli americani intendevano fiaccare definitivamente la resistenza del Giappone che aveva dimostrato, anche in fase di sconfitta, di essere particolarmente risoluto grazie allo spirito patriottico e di sacrificio delle sue truppe.
Poiché il progetto Manhattan aveva dimostrato di aver prodotto risultati efficaci, il presidente degli Stati Uniti d'America, Henry Truman, diede ordine di progettare, nella prima settimana di luglio del 45, il bombardamento di due importanti città giapponesi. La decisione, ancorché sofferta, fu presa proprio tenendo conto della ostinata resistenza nipponica che probabilmente sarebbe costata, continuando la guerra in modo tradizionale, numerose ulteriori vittime in ambedue gli schieramenti. Il presidente inviò, preliminarmente, una dichiarazione in cui si invitava il governo nemico a interrompere ogni attività militare ostile ma, nonostante i giornali giapponesi avessero riportato a chiare lettere l'invito, l'imperatore, ancora sotto l'influenza dei militari, respinse ogni possibilità di accordo. Nella dichiarazione, comunque, non si faceva alcun cenno alla bomba atomica né alle sue possibili conseguenze, ma si parlava, genericamente, di una "pioggia di fuoco".
Già nel maggio precedente lo stato maggiore aveva preso in considerazione alcuni obiettivi possibili. La decisione finale fu presa solamente il 25 luglio e al generale Spaatz furono proposte quattro città, Hiroshima, Kokura, Niigata e Nagasaki, su cui lanciare due bombe. La scelta sarebbe stata determinata dalle migliori condizioni atmosferiche possibili.
Il 6 agosto 1945 il tempo, su Hiroshima, era limpido e sereno; la città fu il primo obiettivo anche in considerazione del fatto che ospitava una serie di strutture industriali importanti. Inoltre fu scelta anche per studiare l'effetto dell'esplosione su manufatti di diverso tipo (calcestruzzo, legno, metallo). Alle due del mattino il B29 Enola Gay , al comando del colonnello Paul Tibbets, decollò dalla base aerea di Tinian, nel Pacifico occidentale. A bordo era ospitata la prima bomba, "Little Boy", che fu armata in volo e ospitava, nel suo interno, una carica di circa 60 kg di uranio-235.
L'aereo volava senza una rilevante scorta, per non insospettire la difesa aerea giapponese che non entrava in allarme per piccole formazioni o aerei isolati i quali, all'epoca, erano considerati voli di ricognizione. Alle 8.15 la bomba fu sganciata sul centro di Hiroshima, esplodendo, secondo quanto previsto dal suo progetto, a circa 600 m dal suolo. La sua potenza era di 13 chiloton, irrisoria rispetto agli esperimenti che, nei decenni successivi, si sarebbero susseguiti ad opera dei russi e degli americani. Uccise all'istante tra le 70.000 e le 80.000 persone (tra cui anche una decina di prigionieri di guerra statunitensi). A causa anche della struttura in legno della maggior parte delle abitazioni presenti, pressoché tutta la città fu rasa al suolo.
Paradossalmente, i comandi militari giapponesi ebbero un'effettiva idea del disastro solo dai comunicati della Casa Bianca, diramati da Washington, il giorno successivo. La mancanza di comunicazioni con la città aveva solo in parte allarmato i comandi militari che avevano sottovalutato i rapporti inviati da alcuni ricognitori, pensando a un bombardamento di tipo convenzionale. Il 9 agosto, poco dopo la mezzanotte, l'Armata Rossa scatenava un'offensiva in Manciuria impiegando un numero considerevole di forze armate, secondo accordi già presi con gli alleati occidentali. Lo stesso giorno il B29 Bockscar, al comando del maggiore Charlie Sweeney, si alzò in volo per colpire la città di Kokura. Su questa, però, la copertura nuvolosa era talmente estesa da impedire una precisa individuazione del bersaglio, e l'attacco fu dirottato su Nagasaki. Alle 11,02 la bomba "Fat Man", così chiamata a causa della sua forma tondeggiante, esplose sull'area a circa 450 m di altezza ma mancando l'obiettivo previsto(il centro della città) di circa 4 km, cosa che contribuì a ridurre le perdite di vite umane. I superstiti delle due città vennero chiamati "hihabusha" che, in giapponese, vuol dire "sopravvissuto alla bomba".
Sebbene realizzate per lo stesso scopo, le due bombe erano, strutturalmente, completamente diverse. La prima è, tecnicamente, una "bomba a uranio", il cui esplosivo è rappresentato da uranio 235, isotopo del più diffuso 238, la seconda è una "bomba al plutonio", ottenuto per arricchimento. La più grossa difficoltà nella produzione degli ordigni fu quella di disporre di un quantitativo sufficiente dell'isotopo 235, molto più raro del 238, dal quale era necessario estrarlo mediante un complesso procedimento, basato sul metodo della diffusione gassosa, non privo di rischi. Attualmente lo stesso isotopo, normalmente utilizzato nelle centrali nucleari per la produzione di energia, viene ottenuto dal minerale di base per centrifugazione.
I tedeschi avevano intravisto una possibilità alternativa, arrivando ad un passo da una bomba a fusione nucleare (la cosiddetta bomba H). Nel 1941, nella località norvegese di Telemark, il governo nazista aveva realizzato un impianto per la produzione di acqua pesante (acqua in cui l'atomo di idrogeno è rappresentato dall'isotopo deuterio e/o tritio). L'esplosione di un piccolo ordigno atomico in un'atmosfera controllata di questo isotopo dell'idrogeno determina una ionizzazione e ricombinazione dell'atomo con produzione di un elevato quantitativo di energia.
L'uso delle bombe atomiche sulle due città giapponesi fu oggetto di profonde controversie nello stato maggiore statunitense. La caduta del regime nazista convinse molti scienziati impegnati nella progettazione e nella realizzazione degli ordigni a ritornare sulle loro raccomandazioni iniziali; in particolare uno dei principali critici del bombardamento fu proprio Albert Einstein, che pur aveva incoraggiato, all'inizio, le prime ricerche.
Una leggenda metropolitana vuole che i partecipanti alle due missioni abbiano, successivamente, avuto gravi problemi di coscienza e di rimorso per l'accaduto. Non esiste alcun riscontro al riguardo, tranne la storia di Claude Eatherly, pilota di un ricognitore che osservò le due città dopo il disastro e che, successivamente, andò incontro ad alcuni problemi di depressione ed ipocondria.
Il 29 agosto 1949 l'unione sovietica sperimentava la prima bomba a fissione di plutonio nel poligono nucleare di Semipalainsk, in Kazakistan. Riproduzioni in scala di LittleBoy e FatMan sono oggi visibili in diversi musei statunitensi e in alcune altre parti del mondo.
«Scandalosa la proposta sulle
rendite»
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