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La testimonianza di Jessica Lynch (Ap)
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WASHINGTON - La dipinsero come un'eroina, raccontando che
«sparò fino all'ultimo colpo» pur di non finire in mani
irachene. Subito dopo la sua liberazione, avvenuta
attraverso un
blitz sensazionale nell'ospedale di Nassirya
nell'aprile 2003, la sua foto fece il giro del mondo.
Tanto da essere contrapposta a quella di Lynndie,
la
soldatessa delle torture del carcere di Abu Grahib, «il
volto brutto della guerra».
BUGIE
- E invece la storia di Jessica era falsa. La giovane fu
effettivamente rapita dagli iracheni e poi liberata, ma il
suo comportamento non fu così eroico come il governo
americano volle far credere. È stata la stessa soldatessa
a ribadirlo. Lo aveva già fatto in passato, stavolta però
la sua testimonianza è arrivata davanti alla Commissione
di supervisione e di riforme governative della Camera dei
Rappresentanti. «La questione, qui, è che il popolo
americano sa decidere da solo chi è il suo ideale di
eroe, e non c’è alcun bisogno che si senta raccontare
una lunga serie di bugie» ha affermato. Jessica ha
accusato il governo di creare eroi per sostenere la causa
di una missione sempre più controversa e criticata, quale
è la guerra irachena.
CASO
TILLMAN - Lynch si è seduta accanto ai familiari
di Pat Tillman, l'ex campione di football americano che
rinunciò a un contratto di un milione di dollari - dopo
la tragedia dell'11 settembre - per andare a combattere in
Afghanistan, e che il 23 aprile del 2004 perse la vita a
causa del fuoco amico. La vicenda di Tillman ha scatenato
un’ondata di polemiche in quanto anche in questo caso il
governo fece di lui un eroe, arrivando addirittura a
insabbiare la verità e lasciando credere alla famiglia
che l'ex campione di football era morto eroicamente, in
un'imboscata del nemico.
ESAGERAZIONI
- Di Jessica si disse invece che combatté eroicamente
contro gli iracheni, sparando alcuni colpi contro il
nemico: una menzogna, visto che Lynch non sparò mai un
colpo nel corso di quel combattimento. Anzi, durante lo
scontro perse conoscenza e si risvegliò in ospedale, dove
non fu affatto maltrattata come si disse. «La verità
della guerra non è sempre facile - ha detto Jessica- La
verità è sempre più eroica dell'esagerazione».
INGANNO
- Dello stesso avviso il fratello di Pat Tillman, Kevin,
che ha accusato il Pentagono di aver raccontato
"bugie intenzionali", e di aver dato il via a
una serie di «false verità in modo studiato e deliberato».
«Riteniamo che questo racconto sia stato concepito per
ingannare la mia famiglia ma, cosa ancora più importante,
il pubblico americano - ha detto Kevin nel corso della sua
testimonianza - La morte di Pat è stata chiaramente il
risultato di "fratricidio"». Kevin ha precisato
che le dichiarazioni con cui il corpo militare ha spiegato
le ragioni della morte di Pat sono state una vera e
propria "frode". "Rivelare che la morte di
Pat fu il risultato di un fratricidio si sarebbe
confermato l’ennesimo disastro politico in un mese di
disastri politici e dunque, fu necessario nascondere la
verità».
LE
ACCUSE - Henry Waxman, presidente della
commissione, ha accusato così il governo di aver
inventato «storie e dettagli sensazionali», sia riguardo
alla storia di Jessica Lynch che a quella di Tillman.
Importante ricordare che la storia dell'ex soldatessa
venne raccontata proprio quando gli Stati Uniti erano alle
prese con lo scandalo degli abusi sui prigionieri di Abu
Ghraib, in Iraq. «Il governo ha violato le sue
responsabilità di base», ha detto Waxman.
L'ORDINE
- Il quadro si è fatto più controverso quando a prendere
la parola è stato Bryan O'Neal, ex sergente che vide con
i suoi occhi l'ex giocatore di football perdere la vita a
causa di un fuoco amico. «Mi fu ordinato di non dire
nulla» alla famiglia, ha ricordato O'Neal. L'ordine arrivò
dall’allora colonnello Jeff Bailey, comandante del
battaglione che controllava il plotone di Tillman.
RESPONSABILITA'
- E Mary Tillman, madre dell'ex campione, ritiene che
all'epoca, l'allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld
sapesse alla perfezione come erano andate le cose. «Il
fatto secondo cui nessuno abbia detto a Rumsfeld che (Pat)
morì in un fuoco amico è ridicolo».