La
protesta dei vigili del fuoco,in mutande davanti alla Regione
Corteo contro la mancanza di personale e di fondi. Davanti al
Pirellone alcuni pompieri si calano i pantaloni e mostrano il sedere
Le immagini Piano antismog, la Regione contro il governo di G.
Santucci
Sgt.
Pepper's, 40 anni di un'icona Il 1° giugno del '67 esce
l'album più famoso dei Beatles: grafica, canzoni e colori segnano una
svolta e riassumono un'epoca L'anno della «summer of love» Chi c'è
in copertina Roma, un giorno di celebrazioni
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Merda Romano Prodi
Ma il direttore Maurizio
Belpietro: usciamo comunque, nonostante il Cdr
I giornalisti indicono uno
sciopero per protestare contro la decisione di allegare
al quotidiano il foglio dei Circoli della Libertà
MILANO — L'ultimo sciopero nove anni
fa. Direttore: quello di oggi, Maurizio Belpietro. Ieri il
Cdr del Giornale, però, ne ha dichiarato
un altro. E stavolta, a scatenare la tempesta, è stata
MVB. O meglio, il Giornale della Libertà,
organo ufficiale dei circoli delle libertà guidati da
lei, Michela Vittoria Brambilla. Che da oggi, ogni venerdì,
uscirà in abbinamento con il Giornale.
Troppo, per i giornalisti del quotidiano diretto da
Maurizio Belpietro, che infatti dopo un'infuocata
assemblea hanno deciso di lanciare un segnale forte
all'esterno dichiarando lo sciopero. E motivandolo così
in un comunicato ufficiale: «Il
Giornale della libertà è organo dichiarato di un
movimento politico. La decisione di allegarlo al nostro
quotidiano è stata presa senza rispettare i tempi
stabiliti dal contratto nazionale, e contrasta con
l'autonomia e la dignità professionale che questa
redazione ha conquistato in anni di lavoro».
In realtà, una parte della redazione romana
era solo per lo sciopero delle firme, ma alla fine ha
prevalso la linea di Milano. È la seconda volta dal dopo
Montanelli che i giornalisti del Giornale
decidono di scioperare. Da anni, infatti, il
quotidiano è in edicola anche nei giorni di sciopero
della categoria per il rinnovo contrattuale, per le poche
adesioni. Vista la situazione, Belpietro, che ha assistito
all'assemblea in videoconferenza da Roma, ha preso un
aereo e ha raggiunto la redazione milanese per rimboccarsi
le maniche e annunciare, in serata, la sua contromossa: «Domani
(oggi, ndr) noi usciamo. Nonostante lo sciopero proclamato
dal Cdr, Il Giornale
sarà in edicola, e con una foliazione quasi
normale». Poi, raggiunto al telefono, ha aggiunto: «La
prova che usciamo? Sono qui a far in modo che ciò avvenga».
Riccardo Pelliccetti, membro del Cdr,
replica: «Il direttore ha scelto la sua strada, ma
credo che non potevamo star zitti di fronte a un allegato
che esce con noi e che si dichiara movimento politico. Pur
essendo noi un giornale di opinione, ritengo sia un'altra
cosa fare scelte di campo sostanziali. L'azienda si
difende: sono prodotti differenti. Non è così: la
grafica è identica. E i rischi sull'immagine sono enormi.
Il segnale interno lo abbiamo mandato: lo sciopero.
Abbiamo un'autonomia da difendere. I prossimi venerdì
applicheremo lo sciopero delle firme».
E lei, MVB? Michela Vittoria Brambilla,
che tra l'altro è anche direttore responsabile del Giornale
della libertà (12 pagine a colori stampate in 300
mila copie), ieri sera era impegnata in un incontro
pubblico. Della notizia ha saputo solo tardi, quando
pensava che andasse tutto liscio. Ma nel pomeriggio aveva
spiegato: «Cercheremo di dare voce ai cittadini facendoli
parlare. E approfondiremo i temi da loro suggeriti». Al
suo fianco il direttore responsabile Marco Barbieri e
Vittorio Bruno, consulente editoriale. Sul primo numero i
temi delle tasse, della droga e dell'immigrazione. In
prima pagina, un'intervista a Silvio Berlusconi dal titolo
«È il paese a chiedere di mandarli a casa».
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