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Fiorella Mannoia
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PREMESSA. Durante la lettura del
libro-stesura del pezzo, chi scrive ha dovuto mangiare
due Cuccioloni Algida per reggere lo strazio nel
ritrovare certi versi (“Fragile” di Fiorella Mannoia
ha richiesto un intero Cucciolone, quello con le gocce
di cioccolato). Però ne è valsa la pena. Per le molte
considerazioni illuminanti: “La solitudine” è il
Giampiero Galeazzi della canzone depressiva: anche
volendo non la si può ignorare”; “Gino Paoli è
nato a Monfalcone, provincia di Gorizia -ma con una
simile tirchieria compositiva è inevitabile che tutti
lo credano genovese”. E per l’ottimismo degli
autori: “Credeteci: si può uscire persino da
“Uomini soli” dei Pooh”. Vabbè, forse qui si
esagera.
PREMESSA 2. Alcune delle canzoni
esaminate nel libro in questo pezzo non sono citate,
sempre per colpa di chi scrive. Chi scrive, insomma io,
ritiene che detti brani le portino una sfiga micidiale
(le canzoni, attenzione, non i cantanti; a me per dire
Marco Masini porta benissimo). Le disamine sono però, a
detta di lettori meno superstiziosi, ricche di stimoli
emotivi e culturali. Ma andiamo avanti sennò ci si
perde.
SVOLGIMENTO. Esce oggi un libro su
“come guarire i mali del cuore attraverso l’ascolto
omeopatico delle 50 canzoni più deprimenti del pop
italiano”. Si intitola Una lacrima sul
viso (e come altro), l’hanno scritto due
giornalisti musicofili nonché palesemente esperti di
guai sentimentali, Paola Maraone e Paolo Madeddu, lo
pubblica Kowalski. E’ un commentario storico-strano-da
ridere sulla nostra musica pop, un manuale di self-help
basato sulla psicologia comportamentale, un gioco di
società da fare con gli amici scoprendo le proprie
turbe grazie al test finale. Ad ogni canzone deprimente
è dedicato un capitolo: storia e considerazione su
canzone e autore/i, diagnosi del disturbo depressivo,
terapia suggerita. Generalmente consistente in
contro-canzoni che tirino su il morale; a volte
–omeopaticamente- dello stesso cantante, altre volte
opposte e rallegranti.
STRAZI. Maraone & Madeddu
forniscono elementi per la decostruzione del dolore.
Esempio: quando ascoltiamo Marinella di De Andrè,
“per tutta la canzone stiamo seguendo un carro
funebre”. Quando “Fragile” di Mannoia è giunta
fino all’aldilà, “Edgar Allan Poe, sulla sua nuvola
circondata da corvi, avrà avuto un brivido di
piacere”. “I giardini di marzo” (Battisti-Mogol)
è un “grande ottovolante dell’angoscia”. “La
donna cannone” è apparentemente consolatoria, però
De Gregari “canta come un’alpaca, mentre la donna
cannone al massimo finirà seduta davanti ai gabinetti
di un autogrill”. In “Ma che freddo fa” di Nada
“il freddo della canzone nasce come angoscia
esistenziale e diventa condizione atmosferica”.
“Dimmi che non vuoi morire” di Patty Pravo ha un
plot cupamente realistico: “lui se la sta scialando
alla grande, con te, la moglie e forse qualche
escort”. Mamma mia. Gli autori giustamente
suggeriscono di curarsi con “La donna d’inverno”
di Paolo Conte. “E’ meglio”, d’inverno, la
donna.
TERAPIE. Sono, si diceva, variate. Per
non uscire in cerca di Prozac dopo “Amore che vieni,
amore che vai di De Andrè, si consigliano “Gocce di
memoria” di Giorgia (oppure un’invocazione a santo
Stefano). Per reagire a “Ricordati di me” di
Antonello Venditti si può piombare a casa di una
persona cara sgolandosi in “Ci vorrebbe un amico”.
La straziante “Poster” di Claudio Baglioni andrebbe
curata con “Andamento lento” di Tullio De Piscopo
(“Show me show me the way, oh oh!”). Si attendono i
risultati degli esperimenti su cavie umane.
DISSENSI. Ma davvero “Gli anni”
(883) andava inserita nelle 50 più deprimenti? Per un
paio di generazioni forse non lo è; ci si esalta a
ricordare “gli anni di Happy Days e di Ralph Malph,
gli anni delle immense compagnie, gli anni in motorino
sempre in due”, c’erano bei momenti. E poi: “Bella
stronza” di Masini più che deprimere stimola: sane e
magari catartiche incazzature nei maschi piantati, e
soprattutto fantasie di rivalsa femminili su fidanzati
disattenti: mica male farsi vedere in giro “per
alberghi e ristoranti/con il culo sul Ferrari di
quell’essere arrogante” (chissenefrega se è
arrogante, almeno non porta a cena da qualche cinese
abbordabile ma traboccante glutammato, ndr). In più, il
piantato vorrebbe riappropriarsi della stronza e farci
sesso “finchè viene domattina”, il che dopo una
cena leggera con un buon millesimato offerta in
precedenza dall’Altro arrogante si può reggere, e non
è male. E così via (anche Come è profondo il mare di
Dalla è improbabile ma suggestiva; mentre Uomini soli
dei Pooh è iper-straziante ma richiede una doverosa
protesta redazionale: questi solissimi sono sempre
perduti nel Corriere della sera, e francamente ci sono
giornali più deprimenti perfino da noi).
IL TEST. Il test è divertentissimo,
argomento permettendo. E’ su tre colonne: in una si
individua il proprio disturbo (perdita dell’amore,
panico, ombrosa disperazione, intensa rabbia,
disillusione, ecc.); nella seconda si deduce
“probabilmente soffri di” (sindrome di abbandono,
depressione schizoide, lutto e melanconia, ma anche
“sei un bietolone”); nella terza si individua la
canzone deprimente del caso. Si può fare da soli,
ovvio; ma è meglio farlo con accanto un amico/a del
cuore, o più d’uno. Meglio ancora, in gruppo,
oculatamente selezionato, tutti un po’ depressi o
depresse. Non è difficile radunarne in questa fine di
(lungo) inverno. E’ possibile che qualcuno/a scoppi in
lacrime; ma poi si ride, le canzoni deprimenti e i
motivi per cui si ascoltano vanno esorcizzati anche così
(a 11 euro e 50, il libro costa meno di qualunque
psicoterapia, e poi se gli autori dopo aver sentito
tutta quella roba ne hanno scritto allegramente, la cura
forse funziona, almeno un po’).
LE CANZONI
- Buongiorno tristezza (Claudio Villa)
- Ogni volta (Vasco Rossi)
- Un giorno credi (Edoardo Bennato)
- Vecchio frac (Domenico Modugno)
- L’ultimo bacio (Carmen Consoli)
- I giardini di marzo (Lucio Battisti)
- Marmellata # 25 (Cesare Cremonini)
- Sere nere (Tiziano Ferro)
- Fragile (Fiorella Mannoia)
- Incontro (Francesco Guccini)
- Agnese (Ivan Graziani)
- Vincenzina e la fabbrica (Enzo Jannacci)
- La costruzione di un amore (Ivano Fossati)
- La canzone di Marinella (Fabrizio De Andrè)
- Mary (Gemelli DiVersi)
- Una giornata al mare (Paolo Conte)
- Lampada Osram (Claudio Baglioni)
- Come è profondo il mare (Lucio Dalla)
- Fotomodelle un po’ povere (Gigi D’Alessio)
- Mentre tutto scorre (Negramaro)
- Un giorno dopo l’altro (Luigi Tenco)
- Nuvole rapide (Subsonica)
- Sassi (Gino Paoli)
- Se io se lei (Biagio Antonacci)
- E dimmi che non vuoi morire (Patty Pravo)
- Quello che le donne non dicono (Fiorella Mannoia)
- Uomini soli (i Pooh)
- In morte di S.F. (Francesco Guccini)
- Amore impossibile (Tiromancino)
- Amore che vieni amore che vai (Fabrizio De Andrè)
- Ricordati di me (Antonello Venditti)
- Poster (Claudio Baglioni)
- Extraterrestre (Eugenio Finardi)
- Bella stronza (Marco Masini)
- Il mare d’inverno (Loredana Bertè, Enrico Ruggeri)
- La donna cannone (Francesco De Gregari)
- Luci a San Siro (Roberto Vecchioni)
- La sedia di lillà (Alberto Fortis)
- Senza luce (I Dik Dik)
- Silvia lo sai (Luca Carboni)
- Non è tempo per noi (Ligabue)
- Ma che freddo fa (Nada)
- La solitudine (Laura Pausini)
- Il carrozzone (Renato Zero)
- Quello che non c’è (Afterhours)
- Perdere l’amore (Massimo Ranieri)
- Se telefonando (Mina)
- A mano a mano (Riccardo Cocciante)
- Gli anni (883)
- Almeno tu nell’universo (Mia Martini, Elisa)
- Giudizi universali (Samuele Bersani)