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Indice Midi e Testi Canzoni Napoletane

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Giuseppe Capaldo
Mo ch''a marina 'e Tripoli è
d''a nosta
n'ata Santa Lucia n'avimm''a fá:
Attuorno â riva tutte risturante
cu 'e puóste 'e ll'ostricare 'a ccá e 'a llá!
E tanta voce belle pe' cantá!
Accussí sti Ttripuline,
accussí sti Ttripuline,
nc''e ffacimmo paisane,
nc''e ffacimmo paisane...
Tanto cchiù ca só' schiavone,
'e vvestimmo 'a Luciane...
'E vvulimmo fá cantá...
Napulitano!
E chi se prova a fá ll'ammore a mare,
comme p''o mare 'e Frisio se pò fà,
(Cantanno, dint''a varca, na canzone
cu na brunetta ca se fa vasá...)
cunosce paraviso e civiltá!
Accussí sti Ttripuline,
....................................
E quanno 'o Tripulino piglia gusto
d''o vermeciello a vongole 'e munzù,
d''o purpetiello 'e scoglio 'int''a cassuola,
d''o pullo â cacciatora e d''o rraù...
Nemmeno a Maometto crede cchiù!
Accussí sti Ttripuline,
....................................
Politica estera: la fragile tregua
Kabul e il «No Bush day» della sinistra
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Dopo una breve tregua la politica
internazionale torna a essere il solito incubo per il
governo italiano. Le questioni sono sempre le stesse:
l'Afghanistan, il rapporto con gli Stati Uniti. Ogni
notizia dal fronte afghano, quelle cattive come quelle
buone, accentua i brontolii minacciosi delle componenti
antioccidentali della maggioranza di governo. In
Afghanistan la guerra continua con alterne vicende.
L'uccisione, in combattimento, del mullah Dadullah, il
capo talebano responsabile del sequestro Mastrogiacomo e
la cui stella, secondo alcuni osservatori, stava
addirittura per oscurare quella del mullah Omar quale
punto di riferimento politico della galassia talebana, è
un indubbio successo del legittimo governo
dell'Afghanistan e della coalizione antitalebani ma,
ovviamente, non pone termine alla guerra. Non c'è stata
fino ad oggi la preannunciata e temuta offensiva in grande
stile dei talebani ma i combattimenti proseguono in tutto
il Sud del Paese, e anche nella zona di Herat dove sono
acquartierati gli italiani. L'incursione di alcune
settimane fa degli americani in quella zona contro forze
talebane ha creato nuove tensioni con il governo di Roma
che teme un coinvolgimento non sporadico, come fino ad
oggi è stato, ma permanente, dei nostri soldati nei
combattimenti. La situazione però è sul filo del rasoio
e il ministro della Difesa Arturo Parisi, nonostante gli
ostacoli politici che ciò comporta, ha risposto
positivamente alle sollecitazioni dei comandi militari
promettendo più mezzi al nostro contingente. Il governo
si muove su un terreno politicamente minato e la sua
sopravvivenza è legata alla piega che prenderanno gli
avvenimenti in quel teatro di guerra.
I problemi che l'esecutivo ha sempre
incontrato nella vicenda afghana sono parte di un più
generale contenzioso fra le componenti moderate e
massimaliste della maggioranza, e che riguarda il rapporto
con gli Stati Uniti. Tra meno di un mese, il 9 giugno,
Bush verrà in visita in Italia. Verrà accolto, oltre che
dalle pubbliche autorità, da una grande manifestazione
antiamericana che è già in corso di allestimento e che
minaccia di essere, per la stabilità del governo, ancor
più pericolosa di quella di alcuni mesi fa contro
l'ampliamento della base americana di Vicenza. Non solo
nell'organizzazione della manifestazione è già coinvolto
(a titolo personale, viene detto) un esponente di rilievo
dei comunisti italiani, Marco Rizzo, ma è probabile che
tutta l'area massimalista della maggioranza, pur stretta
fra la necessità di non affossare il governo e quella di
non perdere il contatto con il proprio elettorato, finirà
per essere presente. Che si verifichino o meno certi
consueti episodi (bandiere americane bruciate, Bush
effigiato come un criminale di guerra, eccetera), è certo
che la partecipazione di partiti della maggioranza darà
un'altra batosta alla credibilità internazionale del
governo: sarà difficile spiegare all'opinione pubblica,
nazionale e internazionale, come si concilino l'immutato
rapporto di amicizia e di alleanza con gli Stati Uniti, e
la nostra presenza nella Nato, con il comportamento di
alcuni partiti di governo. Nell'ipotesi migliore,
l'esecutivo ne verrà fuori con una grossa ammaccatura in
più. E con nuova conferma della debolezza strutturale di
una sinistra che sui temi di fondo della pace, della
guerra, delle alleanze, sa imbastire solo fragili tregue
fra le sue componenti ma nessuna vera sintesi.
14 maggio 2007
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