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'A SIGARETTA

Schettino - Vian


Va' trova qua' vico
mme perdarrá, na sera...
Va' trova qua' amico
s''a vasarrá, stasera...
Tu vide ch'ha fatto a me
e 'a gente ne ride 'e me!

Core mio, nun 'a dammo retta...
nun fa niente che ce ha distrutte,
appicciámmoce 'a sigaretta...
Tutto chello che t'hanno ditto,
tutt''o mmale ch'a nuje ce ha fatto,
io mm''o scordo si te staje zitto...

Na sigaretta,
tutt''e penziere pò fá cagná...
na malafreva pò fá passá...

Core mio nun 'a dammo retta,
pe' st'amico giá 'o cunto è fatto:
tutt''ammore ch'isso s'aspetta,
dura quanto pò durá
na sigaretta!

N'ammore sincero
perdette pe' st'ammore...
Guaglione comm'ero,
lle dette tutt''o core...
Chiagneva pe' mm'attaccá...
mo, invece, cu n'ato sta...

Core mio, nun 'a dammo retta...
....................................................


Finale:

Va' trova qua' vico...
Va' trova qua' sera...


MONSIGNOR FISICHELLA
«I leader in piazza? Giusto Ma potevano essere di più»

«Non credo che chi come cattolico è impegnato in politica debba rinunciare a momenti come questo che possono aiutarlo a comprendere le aspettative del mondo da cui proviene e che in qualche maniera anche rappresenta. Su un tema così importante e così progettuale, forse potevano essercene anche di più»: così il vescovo Rino Fisichella — ausiliare a Roma del cardinale Camillo Ruini — risponde alla domanda sulla presenza dei leader politici alla manifestazione di San Giovanni.
Ma quelle presenze non comportano il rischio di un'alleanza della Chiesa con la destra?
«Il mondo cattolico è molto attento alle implicazioni politiche delle proprie attese ma non è tentato di delegare alcuno a interpretarle, specie quando riguardano i principi non negoziabili. Sa bene che vi sono dei cattolici in ambedue gli schieramenti e a tutti chiede di cessare dalla contesa sul voto cattolico e di mettere maggiore impegno nel corrispondere ai bisogni segnalati, a partire appunto dalla famiglia».
Come valuta la giornata?
«È stata significativa, direi bella. Con una partecipazione che ha corrisposto alle aspettative.
Ho sempre pensato che la piazza si sarebbe riempita come nelle grandi occasioni e così è stato. Tutto si è mosso secondo il nostro stile, con tanta correttezza e molta propositività, senza trionfalismi. Un richiamo alla ragione e all'identità affermato contro nessuno ma a favore di tutti. È apparso lampante che su questi valori etici abbiamo il consenso e la fiducia di tutto il Paese».
Il primo insegnamento che ne viene?
«La portata stessa della festa ha cancellato sospetti e strumentalizzazioni della vigilia.
Ha espresso un forte richiamo a un'identità ben radicata e ha riproposto un progetto culturale in tale direzione. Ora la famiglia deve tornare al centro dell'interesse politico. Abbiamo in Italia 23 milioni di famiglie e dovrebbe bastare il loro numero a dire il valore portante che rappresentano per tutti noi».
Ma anche chi non condivide questa centralità appartiene all'Italia...
«La politica deve cogliere e rispettare le proporzioni tra le due sollecitazioni e non guardare alla realtà con occhio strabico come fa da mesi, mostrandosi premurosa di salvaguardare per primi i diritti individuali di seicentomila persone. Un tale strabismo impedisce una lettura coerente del Paese reale. Quello che è l'Italia lo si è visto in piazza San Giovanni e non nello sparuto gruppo di piazza Navona».
Che si aspetta ora riguardo ai Dico?
«Sono fiducioso che una manifestazione così imponente aiuti il Parlamento a riflettere seriamente sulle attese del Paese e a legiferare, se dovrà farlo, guardando con lungimiranza al futuro e non mosso dalla nostalgia per leggi del passato che — come quella del divorzio — hanno manomesso un cardine della nostra società».
L. Acc.
14 maggio 2007




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