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Indice Midi e Testi Canzoni Napoletane

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Redi - Natili
E' notte chiena e s'è
addurmuto 'o mare...
ma io stó' scetato e spásema stu core.
'E vvoce, 'e notte, se só' fatte rare
e i' resto sulo 'int'a ll'oscuritá...
Dormono
'e rrose 'int''o ciardino...
surtanto 'o core mio nun pò durmí.
Aggio perduto 'o suonno
pe' chist'ammore...
aggio perduto 'o core
appriesso a te!
Nu juorno mme faje campá,
nu juorno 'mpazzí...
stu bbene mme fa danná,
st'ammore murí!...
Vivo pe' 'sta passione
ánema mia...
Tanta è 'a gelusia ca tengo 'e te
e tremma stu core mio
pecché ha' paura 'e te lassá...
Aggio perduto 'o suonno
pe' 'sta felicitá.
| Stretta di Manica |
| Sarkozy
saluta a Parigi il suo primo gran consigliere, Tony Blair |
Il premier
inglese passa anche da Chirac. Tempi brevi per il mini governo
francese. Fillon si scalda
Parigi. Il passaggio di poteri tra Tony Blair e Nicolas Sarkozy per
prendere la guida della locomotiva europea è avvenuto ieri a Parigi
in un hotel particulier del VII arrondissement. Dopo l’annuncio
del ritiro dalla vita politica, fissato per il 27 giugno, il premier
laburista inglese ha attraversato la Manica per venire a trovare il
neoeletto presidente francese Nicolas Sarkozy, suo amico, ammiratore
e aspirante emulo. Il clima era particolarmente favorevole, visto
l’entusiasmo della stampa francese, che da Libération al Monde,
passando per il Figaro e il Parisien, non ha fatto altro – Iraq a
parte – che magnificare il bilancio complessivo dei dieci anni di
governo Blair, sottolineando con malcelata perfidia il paragone
negativo con la presidenza Chirac.
Forti del vasto consenso popolare, i due leader di nuova generazione
si sono incontrati nel tardo pomeriggio al 35 della rue Saint
Dominique, negli uffici provvisori che il neopresidente francese
occuperà fino a mercoledì prossimo, prima di insediarsi all’Eliseo.
Tony Blair è arrivato alle 18, accompagnato dall’ambasciatore sir
Peter Westmacott, dopo una visita di cortesia a Jacques Chirac.
Sarkozy, che era stato già visto entrare e uscire in maglietta e
calzoncini per la sua oretta di jogging quotidiano, li ha ricevuti
in giardino assieme a più che probabile futuro primo ministro François
Fillon.
Al loro nono incontro, Blair e Sarkozy hanno discusso un paio
d’ore, prima di passare a tavola per una cena “en tête à tête”.
Hanno parlato di Europa e del trattato semplificato che Sarkozy
intende proporre sin dalla prossima settimana per uscire
dall’impasse istituzionale generata nel 2005 dal no francese al
referendum sulla Costituzione europea. Hanno chiarito la linea da
seguire la prossima settimana a Berlino, nell’incontro che Sarkozy
ha in programma con Angela Merkel. Il neopresidente volerà nella
capitale tedesca mercoledì 16, il giorno stesso del passaggio dei
poteri col presidente uscente Jacques Chirac previsto per le 11.
Cosa molto apprezzata dal cancelliere tedesco, che la considera un
“segno considerevole dell’amicizia franco-tedesca”. Sarkozy sa
che ha poco tempo per convincere Merkel ad accettare la proposta di
un trattato semplificato da sottoporre alla ratifica parlamentare. E
sa pure che Merkel proporrà in cambio di aggiungere al trattato
semplificato una carta dei diritti dei doveri e dei valori europei.
Tony Blair e Nicolas Sarkozy hanno parlato anche di surriscaldamento
climatico e del protocollo di Kyoto per contenerne gli effetti. Dopo
le ultime sortite di Sarkozy, che in campagna elettorale ha puntato
il dito contro l’America, richiamando la grande potenza alle
proprie responsabilità per risolvere un “problema cruciale per le
sorti stesse del pianeta”, Blair lo ha consigliato sul metodo
migliore da seguire. Persuadere gli americani a sottoscrivere il
protocollo di Kyoto, senza inchiodarli però al banco degli
imputati.
Il francese liberato dai talebani
La consulenza di Tony Blair si sarà rivelata particolarmente utile
a Nicolas Sarkozy anche perché è impegnato in queste ore nella
difficile composizione del nuovo governo. L’esercizio è delicato
per il numero ridotto di dicasteri – soltanto 15, di cui la metà
destinata a ministri donna – e soprattutto per l’intenzione di
aprire al centro e alla sinistra, confermata dalle ultime
consultazioni. Ieri infatti sono stati visti arrivare in rue Saint
Dominique l’ex ministro degli Esteri del governo di Lionel Jospin,
il socialista Hubert Védrine, uscito poi da una porta secondaria,
il presidente della Fondazione Emmaus, Martin Hirsch, in predicato
per un rapporto sulla lotta contro la povertà, il presidente del
Partito radicale e ministro del Lavoro uscente, Jean-Louis Borloo,
il presidente della Corte dei conti, Philippe Séguin, il finanziere
Alain Minc, e Rachida Dati, consigliere per l’Immigrazione. Lunedì
ci sarà l’incontro con i sindacati. Intanto, altro punto a favore
dell’efficacia diplomatica francese anche se a caro prezzo, i
talebani ieri pomeriggio hanno liberato il secondo ostaggio
francese, rapito un mese fa e minacciato di morte. Senza
trionfalismi, il minstro degli Esteri Philippe Douste-Blazy,
ringraziando la stampa della prova di dignità, ha continuato a
stendere un fitto velo di riserbo sia sulle trattative, ancora in
corso per liberare gli altri tre afghani in mano ai rapitori, sia
sui rapporti con gli altri stati coinvolti. Ma ha anche insistito
sulla riorganizzazione della presenza militare francese in
Afghanistan, che Sarkozy tra i due turni aveva definito “non
decisiva”.
(12/05/2007)
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