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| Captured Page lunedì 14 maggio 2007 | |||
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Nisa - Carosone Coro:
VALENTINO FASHION GROUP, CONTROLLATA DALLA FAMIGLIE MARZOTTO E DONA’ DALLE ROSE, PASSA AL FONDO AMERICANO CARLYLE - L'ANNUNCIO UFFICIALE DI MEDIASET DELL'ACQUISTO DI ENDEMOL (2,8 MILIARDI DI EURO), IN CORDATA CON SACHS E JOHN DE MOL, ATTESO IN GIORNATA… 1 - VALENTINO FASHION GROUP PASSA AL FONDO AMERICANO CARLYLE Valentino Fashion Group passa al fondo americano Carlyle. Le azioni di Valentino Fashion Group in mattinata sono state temporaneamente sospese in attesa di nota. Il provvedimento riguarda i titoli ordinari e i covered warrant. Secondo indiscrezioni sarebbe imminente la comunicazione del passaggio del controllo della società, controllata al momento della famiglie Marzotto e Donà Dalle Rose, al fondo americano Carlyle che venerdì aveva avanzato un'offerta
2 - L'ANNUNCIO UFFICIALE DI MEDIASET DELL'ACQUISTO DI ENDEMOL, LA CASA DI PRODUZIONE DI CONTENUTI TELEVISIVI OLANDESE, È ATTESO IN GIORNATA Il consorzio formato da Mediaset, Goldman Sachs Capital Partners e il fondo di tlc Cyrte si sarebbe aggiudicato l'asta per il controllo di Endemol, il colosso olandese proprietario di format televisivi di grande successo come il Grande Fratello, per circa 2,8 miliardi di euro. L'annuncio ufficiale di Mediaset dell'acquisto di Endemol, la casa di produzione di contenuti televisivi olandese, è atteso in giornata. Lo affermano fonti vicine alla trattativa che ha portato all'acquisto del 75% di Endemol messo in vendita da Telefonica da parte della cordata composta da Mediaset, dalla sua cordata spagnola Telecinco, da Goldman Sachs e Cyrte, il fondo specializzato nel settore tlc e riconducibile a John De Mol, il fondatore di Endemol. La cordata di Mediaset si è aggiudicata la società olandese bruciando nel finale la scuderia composta da De Agostini, Bernard Arnault (il patron di Lvmh) e il fondo francese Pai. Più staccato il consorzio di Televisiva, player delle tlc messicano. La cifra strappata da Telefonica per il 75% di Endemol, secondo fonti finanziarie, sarebbe vicina ai 2,8 miliardi di euro. In Borsa, intanto, Mediaset sale dello 0,35% a quota 8,31 euro per azione. Mediaset e alcune società alleate hanno praticamente chiuso un accordo per l'acquisizione di Endemol, la casa di produzione olandese che ha inventato format di successo come il Grande Fratello. Valore dell'operazione tre miliardi di euro.
La notizia la dà il Financial Times nell'edizione online, spiegando che secondo voci vicine all'operazione ieri sarebbe stato raggiunta un'intesa di massima sul prezzo. La conferma, poi, arriva anche da fonti anonime, alle agenzie di stampa italiane. Per ora, comunque, l'ufficialità ancora non c'è. Fonti finanziarie precisano comunque che "al momento non è ancora stato firmato nulla". Mediaset dovrebbe essere alleata in questa partita con John De Mol, uno dei due fondatori di Endemol che aveva ceduto la società a Telefonica nel 2000, e da Goldman Sachs Capital Partners. Per la conquista del colosso olandese ceduto dal gruppo Telefonica erano rimasti in gara in tre: oltre alla cordata capeggiata da Mediaset, erano in corsa anche il gruppo De Agostini con il miliardario Bernard Arnault e l'accoppiata Televisa-Cbs. Per acquisire il controllo di Endemol, il gruppo della famiglia Berlusconi, guidato da Fedele Confalonieri - sempre secondo indiscrezioni riportate dai giornali - ha messo ha messo a punto un maxi finanziamento da 2 miliardi. Quotata alla borsa di Amsterdam, Endemol (-1,78% a 24,21 euro, in apertura odierna di contrattazioni) nel 2006 ha generato profitti prima delle imposte pari a 154,5 milioni di euro e un giro d'affari di 1,12 miliardi di euro. Primo punto da cui partire per comprendere cosa pensa il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, in queste ore di tempesta: nessun progetto di dimissioni. Lo ha spiegato a chi gli è vicino: non sono certo io l'ostacolo al funzionamento del Consiglio, non sono io ad aver paralizzato ogni possibile innovazione editoriale, per di più ho una responsabilità istituzionale che mi obbliga ad andare avanti. Si definisce sereno ma ben consapevole del momento che sta attraversando l'azienda: momento che non è cominciato ieri, sottolinea, ma da qualche mese. Però nonostante la sfiducia dichiarata da Padoa Schioppa al consigliere Angelo Maria Petroni, nonostante la prospettiva di estenuanti ricorsi al Tar che potrebbero bloccare ancora l'attività di viale Mazzini, Petruccioli non smette di dichiararsi fiducioso che il Cda possa proseguire per l'anno che gli resta affrontando e magari risolvere persino i problemi sul campo.
Perché tanto ottimismo? Qualcuno, ai piani alti di viale Mazzini, ha preso carta e penna. E ha preparato uno schemino. Se si decidesse di mandare a casa tutto il Cda, occorrerebbe comunque rinominare i vertici con la vecchia legge Gasparri, a meno che il governo non decida per un decreto legge (con inevitabile e clamoroso inasprimento dei rapporti con Berlusconi sul triplice terreno Rai-conflitto di interessi- disegno Gentiloni sul riordino del sistemaradiotelevisivo col famoso tetto del 45% alla pubblicità). E questo sarebbe un bel problema per la maggioranza. In quanto all'attuale opposizione, si ritroverebbe con tre consiglieri nominati dalla Vigilanza anziché quattro, quanti sono ora grazie all'elezione avvenuta nella precedente legislatura. E come quadrerebbero i conti tra Forza Italia, An, Lega e Udc? Nasce da quelle considerazioni l'ottimismo di Petruccioli? Chissà, forse. Fatto sta che il presidente ha già un programma chiaro per la prossima settimana. Martedì audizione in commissione di Vigilanza. Dove si limiterà a ricordare quanto già aveva detto davanti agli stessi commissari il 14 marzo, dopo la bocciatura delle nomine proposte dal direttore generale Claudio Cappon l'8 marzo: finita l'era dell'accordomaggioranza- minoranza, ora è chiaro che lo scontro è sull'innovazione editoriale, sul bisogno che ne ha l'azienda, e quindi nemmeno sulla semplice scacchiera dei nomi da sistemare... Per farla breve, anche se Petruccioli non lo dirà mai così: il centrodestra non vuol muovere nulla per difendere la Raidue di Marano, il centrosinistra (presidente incluso) vorrebbe invece innovare alla radice. Nominare Giovanni Minoli a Raidue (anche se il presidente non vuole farne una questione di persone perché le nomine, ricorda, riguardano il direttore generale Claudio Cappon). Creare una struttura trasversale per la produzione dell'intrattenimento, un'altra per la cultura... Il suo odio per i reality è noto. Il presidente rivendicherà martedì la sua decisione di avere sottoscritto, e proposto in votazione, l'ordine del giorno Curzi: soluzione del problema Raidue, considerato dal presidente il vero «buco nero» aziendale, analisi del caso Raiuno e anche del prodotto Raitre. Una «concessione» in extremis al centrodestra per sottolineare il bisogno di una riconsiderazione generale del prodotto Rai. Nessuno può impedirmi di far conoscere all'esterno quale sia il mio giudizio sul prodotto medio Rai, ha risposto Petruccioli a quei consiglieri della Casa delle Libertà che gli contestavano la possibile strumentalità di questa posizione.
Poi, mercoledì, nuovo Cda per la convocazione dell'assemblea dei soci. Petruccioli ricorderà ai consiglieri che la mancata approvazione della richiesta dell'azionista (lettera di Padoa Schioppa) potrebbe avere per i consiglieri, codice civile alla mano, conseguenze pecuniarie. E poi al presidente non resterà che attendere. Altro schemino che circola: se Petroni fosse sostituito, si arriverebbe a un nuovo equilibrio. Quattro consiglieri di centrodestra, tre di centrosinistra più Petruccioli e quindi quattro, un nuovo consigliere indicato dal Tesoro.. Quindi fine dei blocchi di maggioranza, inizio di un periodo in cui le votazioni potrebbero essere un'incognita. Prospettiva da sempre amata da Petruccioli: per lui sarebbe una stagione più feconda e creativa per la Rai, magari l'occasione per affrontare davvero (e subito) mille nodi. Il suo rapporto con Cappon è ottimo («funzioniamo come un doppio a tennis, stessi obiettivi ma mosse diverse in campo», dice Petruccioli). In quanto alla politica, molte telefonate cordiali con Gentiloni (vecchi amici di Vigilanza), rare conversazioni più formali con Padoa Schioppa. Curiosità inevitabile: e Prodi? Risposta di Petruccioli agli amici: molto giustamente non vengo ricercato da personalità di governo per parlare di Rai. Né sono io a cercarle... Paolo Conti Dagospia 14 Maggio 2007
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