Un
milione di dollari a concerto per Bocelli. I soprani di bella
presenza rincorsi dai teatri. I direttori trattati da star. Il
mercato dei divi della lirica esplode. Per riempire le plateee per
l'avidità degli agenti.
Sembra
incredibile, ma è tutto vero! Guardate che salto prodigioso ha
fatto il protagonista di questo video: fino al momento dello stacco
nessuna difficoltà, per quanto riguarda l'atterraggio forse c'è
qualcosa da rivedere...
E
LUXURIA SFILA COME UNA STAR
Tette di gomma ingrandite e naso da
pirla. A Mosca ha preso
4 schiaffi e non ci torna più.
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Baby talk e
baby bonus
L’assegno
per i nuovi nati piace alla sinistra solo se è prodiano
Contrordine,
compagni: il bonus bebè è cosa buona e giusta. Non un pannicello
caldo, non il frutto di un’inutile politica di sussidi, non una
mancetta che lascia le cose come sono. Viva l’assegno pro-natalità,
allora, a patto che a proporlo non sia Silvio Berlusconi ma Romano
Prodi, e che si giochi al rialzo su tutta la linea (tanto, per ora,
non costa niente).
Dimentico degli anatemi lanciati contro l’assegno di mille euro
destinato dall’ultima Finaziaria ai nati del 2005 e ai
secondogeniti nati nel 2006 (solo nei casi in cui la famiglia non
superi i cinquantamila euro di reddito annuo), il leader del
centrosinistra ha deciso di puntare sulla roulette elettorale i suoi
duemilacinquecento euro l’anno per tutti i nuovi nati. Senza alcun
limite di reddito familiare (anche se l’assegno decrescerà al
crescere del reddito) e fino ai tre anni di età. Troppa grazia
sant’Antonio, verrebbe da dire, soprattutto se si ricorda quanto
alcuni esponenti dell’opposizione avevano attaccato la primitiva
ipotesi di destinare gli attuali mille euro a tutti i neonati, senza
paletti di reddito (era, per esempio, la posizione del ministro del
welfare, Roberto Maroni).
Certo, a leggere meglio il programma dell’Unione si scopre che il
bonus prodiano è meno lauto di quel che appare, perché
sostituirebbe le deduzioni Irpef per i figli a carico, gli assegni
familiari Inps e quelli per famiglie con più di tre figli a carico
dei comuni. Ma non può non stupire la conversione entusiasta a uno
strumento di politica sociale considerato fino a oggi dalla sinistra
con molta supponenza, se non addirittura con disprezzo. Segno che
non è mai troppo tardi per cambiare idea, soprattutto in campagna
elettorale. E così anche la sociologa Chiara Saraceno finalmente
apprezza, dopo che aveva bocciato a novembre l’assegno di sostegno
alla gravidanza per le donne con difficoltà economiche, proposto da
Giuseppe Fioroni e Rosi Bindi, della Margherita, e dalla diessina
Livia Turco. Anche Enrico Boselli, della Rosa nel pugno, all’epoca
aveva esternato la sua disapprovazione dell’iniziativa dei
compagni di coalizione, perché “una politica fatta di sussidi,
indennità, rimborsi non fa una politica per la maternità”.
Ancora più drastica Katia Bellillo, dei comunisti italiani, che
aveva attribuito alla proposta “un’ottica miope e avvilente”.
E sul bonus bebè prodiano, ancora nessun commento di Liberazione.
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