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Pechino, inquinamento fuori
controllo
La nebbia da smog e da inquinamento per il
traffico oscura il cielo
Il livello di PM10 (polveri sottili) balla
dai 142 microgrammi per metro cubo fino ai
175, il valore di punta, quasi otto volte
superiore a quello (20 microgrammi) che
l'Organizzazione Mondiale della Sanità
considera sopportabile
Livelli di molto superiori a quelli di New
York, Londra e Milano
(Ansa)
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(Ansa)
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(Reuters)
(Reuters)
Pechino, il vialone della Pace, fra il
secondo e il terzo anello attorno al
quartiere delle ambasciate.
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Ricercatori
polacchi indicano forme ed
indici di donne e di
uomini perfetti
La
scienza: ecco i due più
belli del Mondo
Naomi
Campbell e l'attore
Christian Bale sono i due
che si avvicinano di più
ai criteri di bellezza
assoluta
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Christian Bale
(Internet)
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VARSAVIA - Nel 1967
Adriano Celentano e sua
moglie Claudia Mori, in una
celebre canzone, affermavano
di essere la coppia più
bella del mondo. Ma
probabilmente mai avrebbero
immaginato che esattamente
40 anni dopo degli
scienziati polacchi,
attraverso le più moderne
tecnologie, avrebbero
stabilito precisamente le
misure e le dimensioni di
ogni parte del corpo che un
uomo e una donna devono
avere per essere davvero
"la coppia più bella
del mondo".
STUDIO
- Questo studio che
interesserà particolarmente
il mondo dello show-business
è stato portato avanti da
studiosi dell'Università di
Gdansk, in Polonia: essi
hanno considerato le misure
e le dimensioni di 24
finalisti di una
competizione di bellezza
nazionale, una sorta di
"Miss Polonia",
insieme alle statistiche che
riguardavano altre 115
bellissime donne. Essi hanno
affermato che mentre il
peso, l'altezza e il
girovita sono categorie
usate per stabilire se una
donna sia bella, le misure
studiate dagli scienziati
stabiliscono le differenze
tra le "donne
super" e tutte le
altre. Per gli uomini,
invece, secondo gli
scienziati, le misure chiave
sono il girovita, l'altezza
e la larghezza delle spalle.
PERFEZIONE
- La donna più
vicina ad essere quella più
bella del mondo è Naomi
Campbell: la "pantera
nera" infatti ha un
girovita un terzo più
piccolo delle sue anche e
tre quarti le misure del suo
busto. La Campbell, ha
proprio come la donna
perfetta, gambe lunghe,
cosce e polpacci più magri
rispetto alle altre donne.
L'uomo che più si avvicina
al fisico perfetto è invece
l'attore 32enne Christian
Bale, protagonista di alcune
interpretazioni di Batman
sul grande schermo e
dell'ultimo "The
prestige": è infatti
più alto di un metro e
ottanta e ha le gambe della
stessa lunghezza della parte
superiore del corpo. La
proporzione tra gambe e
corpo fa lo fa apparire più
muscoloso e questo rapporto
delinea il perfetto indice
di massa corporea nell'uomo
BELLEZZA
- Lo studio mostra
anche che per una donna
l'altezza ideale è 1 metro
e 75 cm, mentre la vita deve
essere grande quanto il 76%
della misura del petto e il
70% delle anche. E' inutile
ripetere che Naomi Campell
si avvicina
straordinariamente a queste
cifre. «L'avvenenza del
corpo di una donna è uno
dei più importanti fattori
nella scelta di una compagna
da parte degli uomini e
sapere quali siano le forme
perfette del gentil sesso è
fondamentale per comprendere
l'evoluzione della
psicologia" ha spiegato
Leszek Pokrywka, lo
scienziato che ha condotto
lo studio
Francesco
Tortora
11 marzo 2007
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Nei
giorni scorsi le
autorità hanno
invitato la
popolazione a non
uscire
Pechino,
inquinamento fuori
controllo
Il
livello delle polveri
sottili è otto volte
superiore a quello che
l'Oms considera
sopportabile.
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PECHINO
– L'allarme nella
capitale più inquinata
d’Asia è a livelli
altissimi. A poco più
di 500 giorni dalle
Olimpiadi – quelle
Olimpiadi che
consacreranno
definitivamente agli
occhi del pianeta la
Cina come quarta potenza
della economia – i
dati sull'inquinamento
dell'aria e sulla
concentrazione di
polveri sottili
suggeriscono che le
promesse non hanno
prodotto effetti. La
situazione non è
migliorata. Anzi.
Pechino,
inquinamento fuori
controllo
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Le dichiarazioni di
facciata (propaganda di
vecchio sapore maoista)
fino a qualche settimana
fa sconfinavano
nell'ottimismo quasi
esilarante con la
assicurazione ripetuta a
gran voce: garantiremo
per il 2008 almeno 225
giorni di cielo azzurro
e pulito. Oggi, per
fortuna, i toni sono
cambiati. La
consapevolezza che la
questione merita
un'attenzione
particolare e pari –
se non maggiore – agli
sforzi che il Paese sta
compiendo per garantire
equamente più benessere
alle sue famiglie ha
preso vigore nei piani
nobili del Potere. Non
potrebbe essere
altrimenti. La Cina, con
la complicità di non
poche multinazionali
straniere che sono
venute a investire senza
riguardo alcuno per
l'ambiente, contribuisce
in modo sostanziale al
riscaldamento globale
del pianeta.
I
bollettini – quelli
veri e non quelli che
vengono pubblicati sui
giornali o diffusi
attraverso le
televisioni -
contengono
quotidianamente
resoconti da paura. Nei
giorni scorsi, prima che
su Pechino arrivasse il
vento del Nord e
allontanasse per qualche
ora la pesante coperta
di smog, le autorità
amministrative si erano
spinte fino al punto di
invitare la popolazione
a starsene, se
possibile, chiusa in
casa. Meglio evitare la
passeggiata nel parco o
la ginnastica
all'aperto,
consigliabile tenere i
bambini al riparo dai
veleni che si respirano
nelle strade. Sole
oscurato, nebbia
fittissima, odori
nauseanti. E due milioni
di auto incolonnate. Una
camera a gas. Uno di
quei 24 giorni di
inquinamento da inferno
(oltre ogni
immaginazione, oltre
ogni sopportazione) che
si registrano in un
anno. Il triplo rispetto
al 2005. E parliamo
solamente di picchi da
record assoluto. Se ci
soffermiamo sulle cifre
medie distribuite
nell'arco dei dodici
mesi, il quadro appare
pericolosamente fuori
controllo.
Nessuno
ha voglia (né si
permette) di diffondere
i numeri del disastro,
ovvero l'API (acronimo
che in inglese sta per
Air Pollution Index) che
misura le emissioni di
azoto, di zolfo e di
sostanze particellari
presenti nell'atmosfera,
ma una relazione della
Banca per lo Sviluppo in
Asia mette il dito sulla
piaga. E riferisce che,
osservando i dati del
2005, il livello di PM10
(polveri sottili) balla
dai 142 microgrammi per
metro cubo fino ai 175,
il valore di punta,
quasi otto volte
superiore a quello (20
microgrammi) che
l'Organizzazione
Mondiale della Sanità
considera sopportabile.
A Nuova York è di 27
microgrammi e a Londra
di 24. A Milano quando
va oltre i 50 scatta
l'allarme rosso. E non
è tutto perché su
queste statistiche pesa
una circostanza non da
poco: le misurazioni di
PM10 si discosterebbero
dagli standard
utilizzati in ambito
internazionale. Ovvero
il diametro delle
particelle sarebbe
maggiore dei 2,5 micron
assunti dalla
Organizzazione Mondiale
della sanità come
riferimento per la
catalogazione delle
polveri sottili. Il che
significa che le cose
vanno persino peggio di
quanto le più negative
analisi stiano a
indicare.
«Siamo
ben al di sotto del
target olimpico»
ha ammesso, in uno
slancio di sincerità,
uno dei capi del
Dipartimento per la
Protezione Ambientale di
Pechino. Il China Daily,
organo controllato dal
governo, in due titoloni
di prima pagina ha
ammonito: «Le industrie
che inquinano sono
sempre di più» e
l'ultimo, un mese fa, «Non
raggiunto l'obiettivo di
controllare
l'inquinamento».
Pechino sconta
certamente una posizione
geografica che la espone
a tempeste di sabbia e
di polvere (in
primavera) dovute a
processi di
desertificazione e che
la rende vulnerabile
alla formazione (in
estate) di gabbie di
aria calda umidissima.
Ma l'esplosione del
traffico urbano, privo
fino a qualche tempo fa
di controlli (ora sono
state installate 700
videocamere e presto
arriveranno le
centraline per regolare
l'accesso all'interno
della seconda
circonvallazione) e le
decine di ciminiere di
centrali termoelettriche
che in città emettono
quantità straordinarie
di fumi e di gas hanno
dato il colpo di grazia.
Il premier Wen Jiabao,
all'inizio della
settimana nella
relazione con la quale
ha aperto il Congresso
del Popolo, ha detto con
forza che l'ambiente è
la grande sfida dei
prossimi anni. C'è da
credergli. Ma il
problema della Cina è
che pur apparendo come
un impero accentrato e
controllato dal monarca
(il partito) in verità
nei feudi (le province e
le grandi città) i
principi locali agiscono
per loro conto. In altre
parole inseguono la
ricchezza. Costi quel
che costi. Una forma di
progresso industriale,
delocalizzato ed
egoistico, che uccide la
Natura e la Salute. E
che rischia di
ridimensionare
l'immagine di una
Pechino che intende
presentarsi alle
Olimpiadi del prossimo
anno come la nuova città
dell'avanguardia.
Fabio Cavalera
11 marzo 2007
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Captured Page lunedì 12 marzo 2007
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